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Perché l’innovazione non è un gioco e perché invece potrebbe aiutarci un approccio ispirato a quello dei giochi

In questo articolo imparerai a conoscere:
Come il gioco e le sue dinamiche possono ispirare il nostro approccio all'innovazione

Perché leggerlo:
per comprendere meglio le dinamiche e le meccaniche di relazione che guidano i nostri comportamenti

Cosa lo ha ispirato:
La musica di Jonsi

A parte il “gioco di parole” nel titolo, questo post vuole essere un piccolo riassunto degli spunti interessanti nati tra un game designer, un esperto di crowdfunding, uno sviluppatore americano e due startupper (no, non è l’incipit di una barzelletta!) in una veloce chiacchierata sul social del momento: Clubhouse.

La discussione è nata da un semplice quesito: Startupper, mestiere o arte?

Ci si chiedeva se creare una startup richiede un talento innato, come un’arte, oppure competenze, imprenditoriali in particolare, che si possono apprendere, coltivare e mettere a sistema, come richiederebbe un mestiere. Tra le argomentazioni a supporto dell’una o dell’altra tesi, la discussione ha preso una svolta interessante di fronte ad una constatazione: un progetto di innovazione sembra essere spesso considerato come un gioco, soprattutto da ragazzi più giovani che si approcciano per la prima volta al mondo delle startup e dell’innovazione.

Si è aperta un'importante riflessione. “Come un gioco”: è un’accezione negativa? Oppure no? Gioco ed innovazione condividono un “approccio simile”?

Se al concetto di “gioco” associamo quello di divertimento, emozione e semplicità, l’innovazione non è un gioco.


Non è un gioco perché non è per niente qualcosa che inizia in modo semplice e poi si evolve con difficoltà progressiva come i livelli di un gioco. Anzi: è estremamente complesso fin dall’inizio, proprio perché creare qualcosa di reale valore per qualcuno che, soprattutto, generare un impatto significativo nel mercato in cui si inserisce, non è un semplice passatempo.

Non è un gioco perché emozione e passione non bastano, così come potrebbero non bastare le nostre conoscenze. Occorre mettere in campo azioni e risultati: trasformare il potenziale in esecuzione. Posso essere appassionato di calcio, conoscere tattiche e strategie, ma se provo un cross e lancio la palla in tribuna, questo non fa di me una buona ala.

A fare la differenza, invece, un approccio guidato da un’ estrema curiosità e voglia di imparare, mettersi in discussione sempre, ma, soprattutto, acquisire nuove conoscenze, coltivare skill trasversali e capacità di integrare le esigenze di tutti gli stakeholder coinvolti nel nostro progetto.

Non è un gioco perché non ha schemi precisi e percorsi lineari. In poche parole, non basta comprendere lo schema logico che sta alla base del gioco per raggiungere un qualsiasi traguardo. Per quanto alcuni framework e strumenti tra i più utilizzati, come il Design Thinking, il Lean Startup, lo sviluppo Agile, il Design Sprint, Lean Canvas e il Business Model Canvas (solo per citarne alcuni), possano aiutarci nei primi esperimenti per limitare incertezza e complessità, nessuno di loro rappresenta un bugiardino affidabile per evitare gli effetti collaterali. Non c’è un “Regolamento da seguire” per validare la nostra idea, individuare i nostri clienti e i loro bisogno, dimostrare che la nostra soluzione risponda alle loro reali esigenze. Non ci sono linee guida o istruzioni per governare il rischio.


Cosa diversa è, invece, se consideriamo l'approccio al gioco e quindi all’innovazione. In questo caso dovremmo affidarci al concetto di “Game” e non di “play” ovvero considerare il gioco come un insieme di dinamiche e meccaniche che incoraggiano noi e i nostri clienti ed utenti a mettere in atto determinati comportamenti.

Ecco che possiamo imparare dai giochi.

I giochi ci aiutano a focalizzarci su uno scopo bene preciso. Ci offrono uno schema concettuale, un fine, un percorso da compiere nel quale non solo possiamo sperimentare le nostre conoscenze, abilità ed emozioni ma, soprattutto, grazie al sistema di regole inscritto, possiamo trovare anche un significato nuovo ai risultati che otteniamo. Ecco: questo è molto simile ad un approccio che può supportare chi fa innovazione quando dobbiamo “mettere a sistema” la nostra idea con un prodotto/servizio che ha valore per i clienti.

Creare relazioni profonde. I giochi hanno la capacità di creare coinvolgimento ed interazione, stimolando i clienti/utenti a divenire ambasciatori dell’organizzazione, agendo da moltiplicatori e generando nuovi fan e seguaci. La nostra capacità di innovare cresce se miglioriamo le connessioni e le relazioni intorno alla nostra organizzazioni. La capacità di apprendere e di crescere dipende molto dalla nostra capacità di connetterci ad informazioni e, soprattutto, le giuste persone.


Orientati alla crescita. I giochi sono come le parole. Dato un insieme finito di regole possiamo creare infinite combinazioni. Uno dei grandi vantaggi del loro utilizzo in una strategia di marketing è che, che come una storia, anch'essi possono arricchirsi di nuove esperienze e contesti ed evolversi costantemente. È sempre possibile aggiungere nuove sfide, nuovi livelli o funzionalità e mantenere gli utenti interessati e coinvolti. Costruire un approccio simile all’interno del nostro team ci aiuterà sicuramente a generare una migliore esecuzione.

Consapevolezza ed emozioni. I giochi hanno la capacità di creare driver emozionali forti per attivare comportamenti virtuosi. Abbiamo tutti un naturale desiderio di partecipare, socializzare, imparare, padroneggiare, competere, ottenere e ricevere riconoscimenti per le nostre azioni e vivere le emozioni positive che derivano da queste azioni. Perchè dunque non inserire questo approccio nella nostra strategia di crescita o per ottenere maggior traction?

Engagement. Durante l'esperienza di gioco, grazie ai triggers, l'utente può essere sempre più invogliato a compiere una serie di azioni, fare scelte ed intraprendere percorsi che hanno valore, determinando un beneficio reale per il nostro Brand. Il coinvolgimento del cliente porta a maggiori vendite, maggiore fidelizzazione e referral. Un'analisi di Gallup ha rilevato che i clienti completamente coinvolti sono più fedeli e redditizi dei clienti medi. Un cliente completamente impegnato rappresenta un premio medio del 23% in termini di redditività, mentre i clienti disimpegnati rappresentano una potenziale perdita del 13%. Se pianifichiamo, soprattutto nelle prime fasi di un percorso di innovazione, un approccio che sia in grado di generare una serie di piccoli risultati significativi rispetto ai primi test, sperimentazioni ed attività della nostra todo list, ci sentiremo più forti di fronte alle difficoltà che arriveranno.


Più che un gioco, l’innovazione è un metagame, ovvero, come lo definisce Richard Garfield, “il modo in cui un gioco interagisce con la nostra vita”.

 

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