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L''exnovation': fare spazio all'innovazione

Pronti per la nuova ristrutturazione? Chi ha avuto un minimo di esperienza in questo ambito sa bene come l’impresa, prima di iniziare i lavori, deve rimuovere vecchi impianti e arredi fatiscenti per far rinascere il tutto secondo il nuovo design.

L'innovazione richiede lo stesso: fare spazio a nuovi concetti, modelli, processi, tecnologie, approcci che meglio si adattano alle esigenze e alle sfide da mettere in campo, in una parola: EXNOVATION.

Cos'è l'Exnovation?

Nell'ambiente aziendale moderno, l'innovazione è spesso vista come l’agente principale del cambiamento. Tuttavia, un aspetto cruciale e meno discusso del processo innovativo è l'exnovation. Questo termine, coniato per la prima volta da Kimberly nel 1981, descrive il processo di dismissione consapevole di un'innovazione precedentemente adottata, l'eliminazione o la cessazione delle pratiche, processi o tecnologie che non sono più efficaci o necessarie.

A differenza dell'innovazione, che si concentra sull'introduzione di nuove idee, l'exnovation si occupa di fare spazio rimuovendo ciò che è obsoleto o inefficace.

Perché è così importante nei progetti di innovazione?

L'exnovation permette alle organizzazioni di liberarsi di pratiche superate, creando spazio per nuove e più efficaci innovazioni. Infatti, rimuovere processi obsoleti può portare a un incremento dell'efficienza e della produttività, permettendo alle risorse di essere allocate in modo più efficace. Aiuta a ridurre i rischi associati al mantenimento di tecnologie obsolete, che potrebbero essere inefficienti o addirittura pericolose.

Infine, le organizzazioni che praticano l'exnovation dimostrano una maggiore capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato e alle esigenze dei clienti.


Un esempio classico di exnovation può essere trovato nel settore tecnologico, dove le vecchie tecnologie vengono regolarmente sostituite con nuove. Un altro esempio può essere visto nel settore pubblico, dove le politiche o i programmi obsoleti vengono rivisti o eliminati per far posto a nuove iniziative e strategie.

Occhio alle sfide!

Nonostante possa sembrare un processo puramente logico e basato su evidenze razionali, l'exnovation coinvolge in realtà una serie di dinamiche politiche e sociali che possono renderlo piuttosto complesso.

La resistenza al cambiamento, sia a livello individuale che organizzativo, può rendere difficile la dismissione di pratiche consolidate. Inoltre, è essenziale valutare attentamente quali processi e/o tecnologie rimuovere per evitare di eliminare elementi che potrebbero ancora avere valore o che dal punto di vista sistemico potrebbero generare effetti indesiderati all’interno dell’organizzazione in cui stiamo operando.
I manager o i dipartimenti all'interno di un'organizzazione possono avere opinioni diverse sull'opportunità di proseguire o terminare un'innovazione. Queste differenze possono derivare da obiettivi contrastanti, priorità o anche da un attaccamento personale a determinati progetti. Gli stakeholder, che possono includere dipendenti, clienti, fornitori o altri partner, potrebbero avere interessi consolidati nel non “dismettere” lo status quo. Potrebbero, infatti, resistere all'exnovation per paura di perdere risorse, potere o reputazione.
Nell'ambito dei servizi pubblici o delle decisioni governative, l'exnovation può diventare un terreno di scontro tra partiti politici, con divergenti visioni ideologiche e valori.

 

L'exnovation non è semplicemente l'ombra dell'innovazione.

È, piuttosto, il suo indispensabile contrappeso, un processo che, pur rimanendo spesso non celebrato, gioca un ruolo fondamentale nel plasmare il paesaggio dell'innovazione.

Nella sua capacità di discernere ciò che non funziona più, di liberare risorse e di spianare la strada a nuove idee, l'exnovation emerge non come la certificazione di un fallimento, ma come opportunità al cambiamento.
Riconoscendo e abbracciando l'exnovation, le organizzazioni possono trasformare, infatti, ciò che una volta era considerato una chiusura di un progetto, di un programma in un nuovo inizio, un futuro in cui l'innovazione non è solo creata, ma saggiamente desiderata e costantemente applicata.



Riferimenti: Jean Hartley & Laurence Knell (2022) Innovation, exnovation and intelligent failure, Public Money & Management, 42:1, 40-48, DOI: 10.1080/09540962.2021.1965307

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