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Identità e reputazione decentralizzata: controllo, dati, token, frammenti e storie su blockchain

E se avessimo la possibilità, condividendo il nostro wallet, di mostrare tutti i percorsi di formazione, le competenze acquisite, gli eventi, i workshop, i seminari a cui abbiamo preso parte, a prescindere dalla piattaforma o dall’istituto che li ha rilasciati?

E se volessimo, invece, spostare in un solo click tutti i contenuti, i video, gli articoli scritti e condivisi su qualche piattaforma? Come cambierebbe la nostra reputazione?


Una storia di ricordi e cose dimenticate

Se l’identità rappresenta quell’insieme delle qualità che ci distinguono dagli altri, ciò che ci rende unici, la reputazione è la convinzione qualitativa soggettiva che una persona o un gruppo di persone ha riguardo ad un marchio, persona, azienda, prodotto o servizio. in poche parole:

L'identità è come ci vediamo, la reputazione è come ci vedono gli altri.

La reputazione, oggi più che mai, considerato il moltiplicarsi delle connessioni e la facilità di accesso a nuove relazioni, rappresenta quel fattore abilitante che consente di costruire rapporti solidi sia professionali che privati: acquistare un'auto, richiedere un mutuo o sottoscrivere un nuovo servizio, acquisire nuovi clienti per il nostro prodotto…una buona reputazione è la base di partenza.

Una generazione fa, le idee, la nostra creatività, le cose belle come le cose da dimenticare erano appannaggio solo di un piccolo numero di amici e conoscenti per poi, dopo un po’, essere dimenticate del tutto.

Oggi, invece, se condividiamo un successo o una nostra personale esperienza è probabile che le informazioni siano condivise attraverso social network ed altri canali online con testi e immagini accessibili a chiunque ne faccia ricerca anche per molti anni a venire.

Per questo motivo, è difficile oggi controllare gli aspetti del proprio sé (o identità) che stiamo proiettando e capire come questa “presenza” online sia percepita dalle altre persone.


Controlliamo la nostra reputazione?

Una rapida ricerca su Google esplode tutti i risultati che conducono a noi, i nostri social rappresentano la parte di noi stessi che più ci piace mostrare, domani nel metaverso parleremo attraverso il nostro avatar ed il linguaggio del gioco.

Le persone ricercano, scoprono, interpretano. Possiamo, in parte, controllare ciò che vedono, ma non possiamo controllare quali opinioni si formano in base a ciò che intercettano di noi.

Reputazione e visibilità sono due cose diverse, ma hanno molto a che fare l'una con l'altra.

La reputazione spesso assume una vita propria e lo fa man mano che cresce in termini di portata o visibilità. Una startup o un prodotto innovativo può avere pochissima reputazione all'inizio, ma man mano che cresce di dimensioni, la sua reputazione diventa il lavoro a tempo pieno di centinaia di dipendenti e l'ossessione totale di migliaia di fan. All'aumentare della visibilità di una reputazione, aumenta anche il rischio reputazionale.



La percezione è reputazione. La reputazione è ciò che le persone percepiscono che sia.

Il mondo dei giochi gioco è stato a lungo un pioniere dei sistemi di reputazione digitale. In base alle loro perfomance i giocatori accumulano "punti", benefit o altri asset da spendere per fare evolvere i propri personaggi dal punto di vista dell’estetica (skin, badge, personalizzazioni a tema) agli occhi degli altri giocatori (classifiche, ruoli…) acquisendo nuove armi, asset che aumentano l’impatto nell’economia interna del gioco.

Tra bisogno di relazione e costruzione della propria identità e reputazione ecco che alle porte la rivoluzione del Web3.

Tra le prime possibilità che prendono forma nel Web3, c’è il presupposto che ogni utente avrà un identificatore Internet univoco, come un indirizzo e-mail, collegato in modo nativo a qualsiasi software e archiviato su una blockchain.

L'identità decentralizzata è il paradigma emergente che punta a restituire il controllo dell'identità agli utenti attraverso l'uso di un wallet in cui sono raccolte e archiviate informazioni provenienti da una serie di emittenti (ad es. governo, istruzione, datore di lavoro).

Controllando quali informazioni condividere dal portafoglio verso terze parti richiedenti (ad es. quando si registra per un nuovo servizio online), l'utente sarà in grado di gestire meglio la propria identità e la propria privacy, ad esempio presentando la prova di essere maggiorenne senza, ad esempio, dover rivelare la propria data di nascita.





Frammenti certificati

Nome, età, indirizzo, conti di carte di credito, impiego, cittadinanza, percorso di studi, storia creditizia: tutte informazioni che potremmo dover condividere per stabilire la nostra reputazione, costruire fiducia, dimostrare l'idoneità o completare una transazione sarebbero in nostro possesso. Avatar e corpo fisico, esperienze reali e virtuali si integreranno ed andranno a costruire la nostra personale narrazione.

Con l’ identità decentralizzata il nostro portafoglio crittografico funzionerebbe come una sorta di profilo, simile a Facebook o LinkedIn. Ma a differenza dei profili web2, le identità decentralizzate sono supportate da prove concrete: una registrazione permanente e cronologica dei risultati, dei contributi, degli interessi e delle attività di una persona fino ad oggi.

Se l'identità decentralizzata fosse ampiamente adottata, le persone sarebbero in grado di portare con sé tutta la loro storia: le affinità ed esperienze, ciò che hanno scritto, creato, guadagnato e posseduto online, indipendentemente dalla piattaforma specifica dove sono state pubblicate.

Nell'economia dei creatori, ad esempio, potremmo vedere una versione web3 di YouTube in cui i video non appartengono più alla piattaforma, ma ai vari creator, una versione di Behance in cui il portfolio di un designer viene popolato in base a progetti tracciati e verificati automaticamente, una band musicale potrebbe identificare i suoi migliori fan in base a interazioni indipendenti da più eventi online ed offline (acquisti, interazioni social, partecipazione ad eventi, contributi alla community) e premiarli con accesso esclusivo o altri vantaggi. Nel regno della ricerca dei talenti, le identità decentralizzate promettono "CV aperti" basati su registrazioni dettagliate di attività e risultati professionali conseguiti e certificati.


Ciò significa che un diploma NFT nel nostro portafoglio crittografico, ad esempio, si trasformerebbe in una certificazione accademica permanente. Allo stesso modo, ogni contenuto che pubblichiamo online sarebbe permanentemente collegato a noi (a meno che tu non scegliessimo di eliminarlo) e se da un lato sarà più facile dimostrare di essere stati pionieri di un’intuizione o una tendenza, allo stesso modo sarà più difficile eliminare errori o esperienze negative, quelle “scelte sbagliate” che capiamo con il tempo...




 

Il rischio di non dimenticare


Se cancellare un account o vecchie fotografie sui social che non ci rappresentano più può essere fatto con un semplice click, con i sistemi onchain potrebbe essere più difficile deselezionare oggetti, storie, immagini che ci descrivono e che ci rappresentano agli altri.

Ricordiamoci che per noi dimenticare è una funzione naturale del nostro cervello è un naturale processo adattivo per sopravvivere al cambiamento. Nuove informazioni sovrascrivono le vecchie per offrirci una configurazione ottimale (coerenza, consistenza e velocità di processare nuove informazioni) in vista delle esperienze nuove che andiamo ad affrontare.

Il prezzo del controllo e della certezza del dato andrà bilanciato con le implicazioni della permanenza. Per questo motivo, la sfida dunque sarà trovare il giusto equilibrio tra ciò che è effimero e ciò che dovrebbe essere per sempre, scegliendo con maggiore cura ed attenzione le esperienze ed eventi a cui prendere parte e che andremo ad inserire nella nostra libreria permanente di NFT.

 

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