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Philo & Management 1. Imparare a distinguere ciò che dipende, da ciò che non dipende da noi con EPITTETO

Philo(&)Management: L’utilità della filosofia nel mondo del lavoro

La filosofia ha come scopo ultimo aiutarci a trasformare il nostro io interiore. La pratica filosofica ci porta a prenderci cura di noi stessi, insegnandoci come discernere correttamente tra ciò che andrebbe fatto, da ciò che andrebbe evitato, portandoci a mettere in costante discussione le nostre azioni. Trasformandoci, trasformiamo ciò che ci circonda.

E ciò vale anche per il contesto lavorativo. Spesso si tende a ritenere la filosofia una disciplina astratta, i cui dogmi teorici sembrano non adattarsi facilmente alla quotidianità lavorativa o personale. Si tratta però di una percezione alterata, o quanto meno errata. La filosofia nella sua lunga storia ha posto e affrontato domande fondamentali, che attraversano e si intrecciano di continuo con la nostra vita personale e professionale. Come dobbiamo agire? Cosa possiamo conoscere? Cosa sono i valori? Quale significato diamo a ciò che facciamo?

Non esiste un mondo di persone e di imprese. E’ lo stesso mondo. Le imprese sono organizzazioni sociali, e i manager i leader di tali comunità.

Oggi, più che mai, siamo costantemente chiamati a gestire delicate e complesse relazioni sociali. Sentiamo di avere sempre meno potere sulla nostra vita personale, e di condizionare sempre le nostre scelte alla vita professionale. Come se fossimo due anime in un solo corpo. Ognuno di noi quotidianamente è impegnato nel creare valore. Affrontiamo tutti le stesse difficoltà, la differenza tra i nostri risultati e quelli a cui aspiriamo, risiede unicamente nell’approccio, che determina la qualità del risultato.

Ecco che la filosofia, ma soprattutto la sua pratica, diventa un ottimo alleato. Un alleato esigente, ma sincero. Praticando quotidianamente la filosofia è possibile raggiungere coerenza tra pensiero, parole e azioni. Se i filosofi dell’antichità sono considerati tali è perché vivevano nella pratica dell’esercizio filosofico. Una pratica non pallida ma fervida, una terapia contro l’oblio fisico e spirituale.

In questa breve rubrica seguiremo gli insegnamenti di 6 filosofi, per giungere a una maggiore consapevolezza delle nostre azioni e imparare ad essere manager consapevoli del valore del nostro lavoro e della nostra vita.

 

Philo & Management 1. Imparare a distinguere ciò che dipende da ciò che non dipende da noi con EPITTETO

La vita lavorativa è scandita da eventi, eventi che delle volte ci causano ansia, apprensione, frustrazione. Dedichiamo molto tempo ed energie a prenderci cure delle conseguenze derivanti da situazioni spiacevoli, o che non accennano a cambiare, nonostante i nostri sforzi.

Per alleviare malumori e sofferenze inutili, il filosofo greco e stoico Epitteto ci invita ad un esercizio apparentemente semplice: distinguere ciò che dipende, da ciò che non dipende da noi. Alcune cose dipendono da noi, altre semplicemente no. In realtà, c’è davvero poco che dipenda realmente da noi. Ma tra tutte le cose ve n’è una che racchiude tutto il potere: la consapevolezza di ciò che accade, e lo sguardo che posiamo sugli eventi.
Questa prima “pillola di saggezza” è molto sottile, non si tratta di lasciarsi andare ad un atteggiamento disfattista (nulla dipende da me), né ad una frenetica sensibilità (tutto dipende da me). Si tratta di praticare un consapevole discernimento per guidare le nostre azioni ed emozioni.

Discernere per incanalare l’energia

Dipende da noi il pensiero, l’impulso, il desiderio o l’avversione. Dipendono da noi i pensieri, i sentimenti, le azioni. Un cliente che decide di lavorare con noi o di scegliere i nostri prodotti è frutto ma non diretta conseguenza delle nostre azioni. Sembra inesistente, ma la differenza esiste. Dipende da noi la qualità dell’offerta, la capacità di valorizzarla, la nostra capacità comunicativa e la gentilezza con cui approcciamo a nuovi rapporti. Non dipende da noi la scelta finale. Sarà il cliente, secondo il suo sistema di valori ad identificarsi o meno nel nostro prodotto. Siamo responsabili di quest’ultimo, non delle scelte altrui. Dinanzi ad un cliente che rifiuta la nostra offerta, il giusto approccio è: quali miglioramenti posso apportare per soddisfare i suoi bisogni? Quale aspetto della offerta può essere sembrato poco soddisfacente?
Questa capacità di discernimento ci consente di indirizzare la nostra energia dove abbiamo spazio di manovra, sulle cose che dipendono direttamente da noi, tralasciando ciò sui cui non possiamo direttamente intervenire. Insistendo sulle cose che non “gestiamo”, sprechiamo solo risorse sottratte a ciò che invece potremmo migliorare perché è in nostro potere farlo.  

 

In nostro potere: cambiare prospettiva ed esaminare i nostri pensieri

Per Epitteto, gli eventi in se sono neutrali. Sono i nostri giudizi e le nostre opinioni a colorali negativamente o positivamente. “Ciò che tormenta gli uomini non è la realtà, ma le opinioni che essi hanno della realtà”.  La chiave è quindi nel nostro approccio agli eventi, cambiando la prospettiva, cambia il “colore”. Un licenziamento, un progetto non giunto al termine come avremmo voluto, un risultato non atteso possono essere trasformati in nuove possibilità. Bisogna essere in grado di riconoscere dove la nostra capacità di azione ha fallito, e guadagnare potere nuovamente su di essa. Sono le idee, le rappresentazioni che abbiamo della realtà, i nostri pregiudizi ad etichettare un evento come dannoso o meno per noi. Nell'esercitare il nostro discernimento, nel coltivare il nostro spazio di libertà e azione, possiamo liberarci da ciò che ci tormenta.

Accettare è agire con indifferenza?

Il contesto economico, l’organizzazione e la struttura in cui lavoriamo, le decisioni che le altre persone prendono, la personalità dei collaboratori del nostro team, i loro comportamenti, il tempo che ognuno impiega per i nostri compiti e le decisioni che “vengono dall’alto” non posso dipendere da noi. Certo, la mancanza di controllo su eventi o situazioni che ci vedono coinvolti è destabilizzante. Siamo delusi, avremmo potuto fare di più, avremmo potuto scegliere l’altra soluzione o ancora non scegliere proprio. Per sentirci più leggeri, sereni e coltivare la giusta energia abbiamo bisogno di padroneggiare le cose.

Ma attenzione ciò non vuol dire noncuranza, non vuole dire libertà di disinteressarsi. Non si tratta di disimpegno, né di apatia. Epitteto ci invita, tra una rosa di scelte, a compiere quella giusta, quella eticamente corretta. Le nostre intenzioni creano l’azione, e l’azione non sarà negativa se la nostra intenzione non lo era. Certo, per effetto di circostanze esterne, fuori dal nostro controllo, potrebbero addivenirlo. Ma noi abbiamo libertà di scegliere come indirizzare la volontà e quindi l'azione: l’intenzione con cui affrontiamo le situazioni, la nostra facoltà di giudizio, la coerenza con cui trasformiamo pensieri in azioni, la capacità di prevedere eventi spiacevoli. La distinzione che Epitteto vuole evidenziare porta a queste domande: "Qual è la mia responsabilità, cosa no? Quali sono i miei limiti, quali sono quelli dell'altro? "

Come sviluppare questa capacità di discernimento?

Distinguere ciò che è in nostro potere da ciò che non lo è sembra una impossibile astrazione teorica. Il primo passo verso la distinzione è avere ben chiaro chi siamo e dove le nostre azioni ci guidano o ci guideranno. Questo è il passo più delicato, non è sempre facile condurre questo esercizio di discernimento da soli. E a pensarci, a parte il modo in cui guardiamo le cose, poche cose dipendono da noi realmente. Poiché costantemente interagiamo con gli altri durante le nostre giornate lavorative, accade spesso che vi sia una sorta di “zona grigia”, dove ciò che dipende da noi si mescola a ciò che dipende dagli altri. E’ in questo preciso istante che, parlando con i nostri colleghi, con il nostro team, praticando un confronto diretto e sincero, possiamo capire la linea di confine. E comprendere se la conseguenza non desiderata è stata opera di una nostra azione (o non azione) o meno.

Camminare lentamente

La consapevolezza ti fa desiderare di cambiare, ma rafforza il cambiamento. Questo è uno dei punti chiave della filosofia di Epitteto: se non ci esercitiamo, gli insegnamenti sono inutili. Ma l’esercizio porta frutti se è costante e graduale. Secondo Epitteto non dobbiamo praticare nulla di straordinario o innaturale, il cambiamento deve essere dolce e graduale non brusco. Ognuno con il proprio tempo, in accordo con le proprie sfide e con le situazioni che affronta quotidianamente nel proprio ufficio, con i superiori, o con i colleghi. Quando si presenta un evento spiacevole, una situazione complessa, fermiamoci un attimo ad analizzarla. E’ dipeso in qualche modo dal mio agire? Sono circostante esterne che lo hanno determinato sulle quali non ho voluto o non avevo la possibilità di influire? Ci sono delle azioni che potrei fare per mitigare la negatività? Anche nel bel mezzo di una difficoltà è possibile mantenere questa pratica virtuosa.

Oltre il tempo o l'energia guadagnati, maggiore libertà

Se Epitteto ci propone di usare la nostra ragione per esercitare il nostro discernimento, non è semplicemente per farci risparmiare tempo o fare un uso migliore della nostra energia. L'obiettivo della sua scuola era di prendersi cura dell'anima. Il suo scopo è esistenziale, come spiegava ai suoi allievi. L'insegnamento di Epitteto non è diretto a dirimere una situazione temporanea, ma a liberare l’anima. Perché è umano nella sua interezza che gli eventi ci influenzino negativamente, è il potere di discernimento consapevole a offrirci l’opportunità di curare la nostra reazione.


Un leader che si ispira alla pratica di Epitteto invita il suo tem a mettere in discussione le proprie proiezioni mentali e percettive, a trovare e proporre soluzioni, ad interrogarsi maggiormente su come agire correttamente per ridurre inutili attriti e sviluppare una mentalità elastica ma salda. Un buon leader incarna questa visione, riesce a renderla pratica, mettendo in discussione ciò che a tutti sembra ovvio, e guidando tutti non ad acquisire la sua percezione, ma a sviluppare una personale, consapevole.

 

Ringraziamo Epitteto per questa prima chiacchierata. Nell’appuntamento di giovedì prossimo, il nostro ospite celebre sarà KRISNAMURTI che ci introdurrà alla filosofia della osservazione interiore.

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