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John Donne, nessun uomo è un'isola. L'innovazione collaborativa.

il problema
Meglio soli che (mal) accompagnati? Correre soli e veloci o insieme e andare lontano? Riecheggia nelle parole delle anziane signore e nei proverbi antichi un problema antico e nuovo: apertura all’ altro o chiusura? Interconnessioni o isolamento? Quando vogliamo intraprendere un nuovo progetto innovativo, un viaggio, un percorso, siamo individualisti e abbiamo “paura” che l’altro possa rubarci l’idea o crediamo nella condivisione, nella contaminazione, nell’integrazione? La relazione umana ci pone continuamente problemi di incomprensione e difficoltà, quando non si crea quella sinergia tale che 2+2 non fa più 4, ma 5. La relazione umana nasconde tante opportunità, ma a primo acchito sembra più facile starsene da soli, senza grossi rischi, a coltivare il proprio orticello.
il bisogno
George B. Shaw, scrittore e drammaturgo irlandese, premio Nobel per la letteratura 1925 sosteneva che Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.
Ebbene, in questa fase dello sviluppo economico, fatta di mercati globali, sharing economy, open innovation e (inter)connessioni continue, le persone e le imprese hanno iniziato a creare relazioni, a fare gruppo, a ‘connettere i punti‘ (parafrasando Steve Jobs).
Se c’è un effetto positivo delle crisi è quello dirompente sulle idee, sulle teorie, sui comportamenti (anche se, su questi ultimi, è lecito nutrire qualche dubbio).
In fondo, cosa sono la sharing economy e questo nuovo baratto digitale 2.0 se non una risposta alle difficoltà, alle turbolenze e alle debolezze di un intero sistema economico?
In fondo, cos’è il crowdfunding, se non la risposta di una comunità? Non è forse la reazione al non-finanziamento di una grande banca tradizionale? Allora cosa si può fare? Si condivide online la propria idea e ci si affida alle 3F: family, friends, fools. Pazzi che forse supporteranno quell’idea, daranno ognuno una mano, un piccolo contributo. Diventeranno tutti parte di un progetto, di una comunità, di un’idea
la Filosofia
Del resto, nessun uomo è un’isola, – affermava John Donne – completo in se stesso. Ognuno è un pezzo del continente, una parte del tutto.
L’io e il tu sono un po’ come il mercato e lo Stato, legati dalla disgregazione, dal conflitto antico quanto i luoghi comuni che li accomunano. Eppure l’uno ha bisogno dell’altro, e viceversa. Eppure tra il bianco ed il nero, ci sono più di cinquanta sfumature di grigio a volte. Ed è nel mezzo forse che si nasconde il meglio. Un abbraccio, una complementarietà. Aveva ragione Donne, nessun uomo è una isola a se stante.
Un biologo austriaco, Ludwig von Bertalanffy, pubblicò nel 1968 la Teoria generale dei sistemi. Egli, pur essendo un biologo, si avvicinò sin da giovane a tematiche filosofiche e sociologiche e, nel volume, affermava che:

«Pensare in termini di sistemi gioca un ruolo dominante in un ampio intervallo di settori che va dalle imprese industriali e dagli armamenti sino ai temi più misteriosi della scienza pura… »


Un approccio orientato al sistema è infatti divenuto comune a tutte le scienze e le discipline che trattino di interazioni. Tale teoria è valida in biologia, nelle scienze pure, nelle scienze politiche, ma viene studiata anche dagli economisti d’impresa. E’ valida laddove il fulcro dell’analisi è l’uomo, il sistema per antonomasia. Eccessivamente complesso e aperto all’esterno, in un continuo scambio (input- trasformazione-output) di dati e informazioni, emozioni ed esperienze, la nostra energia, la nostra vera moneta, forse.
E ancora la fisica ci evidenzia il valore della sinergia:
(∂ + m) ψ = 0  è considerata l’equazione più bella della fisica, l’equazione della bellezza, dell’amore.
Esprime il cosiddetto fenomeno quantistico dell’«entaglement».
Vuole dirci che se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce.
l'innovazione
La disruption tecnologica pone continuamente nuove sfide e modifica i business model tradizionali: la sharing economy, l’AI, l’IoT sono alcuni esempi.
La conoscenza diviene prodromo dell’innovazione e la sua gestione una potente fonte di vantaggio competitivo, probabilmente in ogni settore.
Ma l’innovazione non è una black box, è sistema (interaziendale, regionale, nazionale, globale): è la rete l’unità di analisi, non la singola impresa, ma un’attività collettiva che avviene attraverso una rete di attori e le loro relazioni.
Ogni giorno grandi banche (che erano così forti per dover ripensare, too big to fail, dicevano) e startup fintech si uniscono, grandi imprese farmaceutiche e piccole startup biotech si uniscono.
Le startup hanno nel proprio DNA quel vento di distruzione creatrice (avrebbe detto Joseph Schumpeter) e propongono soluzioni innovative ai problemi. Le aziende corporate hanno una performance finanziaria, una struttura dimensionale e organizzativa consolidata. Le prime hanno bisogno delle seconde, e viceversa, per sopravvivere.
Forse stanno capendo che ha ragione quel proverbio africano: se vuoi andare lontano, corri in compagnia. L’integrazione fa nascere un sistema economico nuovo. L’integrazione che l’uomo che crea muri ed exit ancora non ha compreso.

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