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Il numero di Dunbar, ovvero l'importanza di una rete di relazioni eterogenea

La maggior parte di noi pensa a costruire la propria rete personale considerando principalmente il grado di vicinanza e di prossimità con persone della stessa area business, colleghi di lavoro attuali e passati, fornitori, partner diretti.

E’ facile insomma che la stragrande maggioranza delle persone che conosciamo probabilmente lavora nello stesso nostro settore di appartenenza.

In un’epoca in cui vanno affermandosi sempre più modelli di cross fertilization (definita dall'Oxford Dictionary come: The mutual exchange of ideas or concepts from different fields for mutual benefit) l’eterogenità del nostro network è un fattore importantissimo nel quale investire.

Infatti, se restiamo ancorati al nostro settore specifico, corriamo il rischio di far diventare troppo chiusa la nostra rete, limitando le possibilità e le potenzialità in caso di un cambiamento repentino, di una trasformazione nel nostro modello di business, oppure di un semplice cambio di strategia.

Altro fattore determinante, se non si è esposti a diverse prospettive e punti di vista,  nella definizione di un progetto, di un’azione in generale, è costituito dal rischio di restare "intrappolati" al pensiero dominante del “groupthink” di riferimento. A tal proposito, il sociologo di Harvard Robert Putnam afferma: “è necessario disporre di un equilibrio di entrambi "capitale bonding" e "capitale ponte" - vale a dire, rispettivamente, relazioni basate sui nostri punti in comune (bonding) e le relazioni costruite attraverso le differenze (ponte). Insomma è opportuno per tutti sperimentare nuove conoscenze, spingendosi oltre la propria zona di comfort.

A questo punto la domanda è lecita. Come possiamo far crescere la nostra rete diversificando i settori e le potenzialità della stessa? Ecco alcuni rapidi consigli:

 

Uno. Possiamo fare un semplice inventario delle connessioni esistenti.

Chi sono le 5-10 persone con le quali spendiamo la maggior parte del nostro tempo? Facciamo una lista del primo cerchio esterno ovvero le 50 persone o giù di lì che contano di più nella nostra vita professionale.

 

Due. Facciamo una scansione rapida per valutare la diversità professionale della nostra rete in modo da rilevare il grado di differenziazione dei nostri contatti. Se riscontriamo che, ad esempio, l'85% dei contatti più stretti sono affini alla nostra area di interesse è il momento di pensare consapevolmente a diversificare.

 

Tre. Dedichiamo parte del nostro tempo e programmiamo scientificamente nella nostra agenda di selezionare e partecipare a nuovi eventi di networking al di fuori di quelli che abitualmente scegliamo.

 

Quattro. Chiediamo consigli. Per diversificare i nostri rapporti professionali, potrebbe essere importante chiedere alle persone di consigliarci altre persone che, secondo loro, dovremmo incontrare.

 

Cinque. Non pensiamo a ritorni immediati. Alcune persone finiscono con una rete ristretta a causa di inerzia, mentre altri  semplicemente abbandonano nuove possibilità poiché non vedono un ritorno immediato. Se si lavora in finanza, fare amicizia con un critico d’arte  può indurci a pensare che sia meno allettante per aumentare da subito il nostro pacchetto investitori. Le persone possono cambiare carriera, lavoro, in generale il proprio network personale. Per questo motivo è importante investire su persone che riteniamo essere valide a prescindere da un ritorno immediato. Inoltre, non possiamo prevedere se il critico d’arte potrebbe essere andato a scuola con un amministratore delegato di un importante azienda…

Come osserva Robin Dunbar, in risposta alla contemporanea ipertrofia connettiva, la nostra mente può gestire al massimo 150 rapporti significativi, ovvero individui con cui possiamo unirci e collaborare insieme in maniera significativa. Eliminate le sterminate reti di follower sui vari social è opportuno concentrarsi su queste 150 connessioni e qualificarle in modo eterogeneo, per poter affidarci alla potenzialità del nostro network ed iniziare a sperimentare in più occasioni il suo valore moltiplicatore.

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