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A lezione con Gandhi: 4 pilastri del cambiamento trasformazionale

 

 Il 31 Dicembre del 1929, il Congresso Nazionale Indiano, principale gruppo nazionalista del Paese, annunciò una Dichiarazione di completa indipendenza dal dominio britannico. Nella stessa dichiarazione veniva annunciata anche una campagna civile, ma nessuno aveva idea di come avrebbe potuto prendere forma una campagna di disobbedienza non violenta.

Tranne Mohandas Gandhi.

Il Mahatma meditò a lungo sulla strategia da adottare per unire il popolo indiano, per incitarlo al cambiamento positivo senza ricorrere alla violenza. Dopo lunghe settimane di meditazione, tornò con una strategia che non sembrò colpire l’opinione pubblica, che sembrava essere una beffa. Eppure si rivelò un vero e proprio colpo di genio che rinvigorì il movimento per l’indipendenza indiana, portandolo a spezzare le catene del dominio britannico. Gandhi dimostrò non solo di essere un potente leader spirituale, ma anche un eccellente stratega.

Abbiamo ancora tanto da imparare da Ghandi sulla possibilità che il cambiamento può accadere.

  1. Hai bisogno di identificare un problema fondamentale e universale

Per oltre mezzo secolo, l’attivismo nel subcontinente indiano era stato guidato dall’Indian National Congress. Fondato nel 1885, l’organizzazione era composta da esponenti dell’èlite indiana, completamente distanti dai problemi sofferti dalla popolazione. Anche le minoranze come i musulmani o i sikh erano scarsamente rappresentate.

Gandhi comprese ben presto che se avesse voluto raggiungere il cuore del popolo, le questioni che il Congresso sollevava non avrebbero avuto alcuna presa sulla nazione. Si chiese allora. “Quali questioni interessano la popolazione in maniera trasversale? Quali sono i problemi che affliggono le classe sociali più povere?”.

La risposta era il sale. Il monopolio britannico impediva la fabbricazione del sale da parte dei cittadini indiani ed europei, ed imponeva una tassa sul consumo del bene. Lo stesso governo britannico ne aveva sancito, senza mai ratificarla, l’irregolarità.

La soluzione era semplice, far partecipare il popolo ad una Marcia del Sale, una manifestazione non violenta che percorse oltre 320km verso l’Oceano Indiano con lo scopo di raccogliere una manciata di sale dalle saline per rivendicare simbolicamente il possesso di questa risorsa in capo al popolo indiano.

I grandi innovatori del nostro secolo non agiscono diversamente. Individuano un problema fondamentale e avvertito a livello globale, e sviluppano una soluzione di massa. Steve Jobs capì che a tutti avrebbe fatto piacere avere “mille canzoni in tasca”, e creò attorno a questo desiderio un prodotto. Elon Musk, che in questi giorni ha lanciato la Tesla spaziale, la prima roadster a viaggiare verso Marte, non è semplicemente un imprenditore che utilizza i suoi capitali per divertirsi a sperimentare. Elon Musk, nei vari progetti che sta sviluppando, si sta occupando di accelerare l’evoluzione del trasporto sostenibile. Crea progetti e prodotti che domani potrebbero essere soluzioni di trasporto di massa.

 

  1. Attenzione ai tuoi clienti visionari

La Marcia del Sale non è stata il primo atto di disobbedienza civile in India. Appena un decennio prima, Gandhi, in risposta ad un atto repressivo del governo britannico, incitò boicottaggi di massa da parte dei lavoratori. Questa iniziativa ben presto degenerò in azioni violente che vanificarono lo spirito stesso dell’iniziativa.

Molti imprenditori cadono nella stessa trappola, pensano di poter scalare in tempi molto ristretti un mercato globale o comunque molto ampio. Come spiegato dal guru delle start-up Steve Blank, quando si inizia a costruire un business ci si deve concentrare su un focus ristretto. Su un gruppo di “clienti visionari”, sostenitori appassionati che aiutano a guadagnare visibilità e legittimità alla soluzione innovativa.

Solo dopo aver costruito una base ristretta ma solida di primi consumatori è possibile andare oltre e iniziare ad ascoltare i clienti tradizionali, che tendono spesso ad avere esigenze molto differenti dai primi clienti serviti. Uno dei tratti più comuni è che la massa di consumatori tende ad essere più focalizzata sulla convenienza e sui servizi, piuttosto che sulle reali funzionalità. Ecco che passando da un mercato ristretto, ad un mercato di massa, si deve essere pronti a soddisfare questi requisiti.

Ciò non significa abbandonare i primi clienti, ma ampliare l’impatto della propria offerta per renderla dominante sul mercato.

 

  1. Sarai definito non solo dai successi, ma anche dalle battute d'arresto

 

La visione di Gandhi comprendeva ben più della indipendenza indiana, voleva creare una nazione indiana unificata dal mosaico di religioni, lingue e caste che costituivano il subcontinente. Questa visione ha reso la Marcia del Sale così efficace, una azione che unificava un popolo su una questione ritenuta ingiusta da ogni segmento della società civile. Tuttavia, nonostante i suoi sforzi, le tensioni tra musulmani e indù si acuirono nel tempo e, quando l'indipendenza è stata concessa nel 1948, il subcontinente è stato diviso in due paesi, India e Pakistan. La guerra tra le due nazioni è scoppiata tre volte da allora e continuano a verificarsi schermaglie di confine.

Le azioni e la guida spirituale del Mahatma sono le radici dell’indipendenza indiana. La sua illuminata guida è riconosciuta come pacificatrice tanto dagli indiani quanto dai pakistani. Le sue azioni di successo sono frutto della consapevolezza, conoscenza ed esperienza che egli ha tratto dai suoi fallimenti nella lotta per l’indipendenza indiana.

Ecco, allo stesso modo, grandi corporate o grandi imprenditori, sono definiti tanto dai loro successi quanto dagli insuccessi che li hanno segnati. Anche Amazon e Google hanno la loro quota di fallimento, basti pensare al Fire Phone o ai Google Glass, gli errori sono fisiologici nel bilancio di ogni azienda che tende a trovare soluzioni innovative di portata mondiale.

 

  1. Hai bisogno di innovarti prima

Gandhi non è sempre stato il leader illuminato e pacifico che ricordiamo oggi. E’ diventato il Mahatma innovandosi completamente.

In gioventù sfoggiava abiti coloniali e si sforzava di interpretare il ruolo di avvocato d’èlite. Attraversò molti periodi turbolenti, culminati con la morte del padre, che egli abbandonò sul letto di morte.

Eppure, conscio di essere umano e fallibile, comprese che se voleva davvero cambiare il mondo, doveva anzitutto sublimare i suoi desideri personali e dedicarsi alla sua causa, anima e corpo. Iniziò a digiunare, rifiutò di vestirsi all’occidentale, fece voto di castità, chiese ai suoi seguaci di non rispondere mai alla violenza con altra violenza, imparò ad affrontare i pregiudizi tramite il rispetto della cultura e delle religioni. Divenne così l’icona che oggi tutti conosciamo.

Specularmente, per sconvolgere il mercato, dobbiamo sconvolgere noi stessi, distruggerci e poi ricostruirci. Questa è forse la lezione delle lezioni che Gandhi ci lascia in eredità: non è mai semplice interrompere e riplasmare lo status quo, ma l’innovazione passa dalla trasfigurazione. Dobbiamo riconoscere il ruolo che svolgiamo nel rafforzare lo status quo e uscire dalle nostre zone di comfort. Se speriamo di cambiare il mondo, dobbiamo prima trasformarci.

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