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Progetta un sistema e non una semplice lista di obiettivi

Pubblicato il 27 Aprile 2020
Filosofia & Innovazione
 

Nel lavoro, come nella vita privata, è fondamentale fissare un obiettivo prima di iniziare qualcosa. Pianificare, con un risultato da raggiungere ben impresso in mente, ci aiuterà a focalizzare meglio le azioni da intraprendere. 

Strutturare un percorso in cui l’obiettivo principale si trasforma in traguardi più piccoli e più raggiungibili, ci regalerà soddisfazione, motivazione, maggior controllo, soprattutto quando riusciamo a completare tutte le task assegnate. 

Cosa accade, invece, se vogliamo raggiungere obiettivi più complessi o meno specifici?

Immaginiamo ad esempio di: 

  • Voler acquisire una nuova skill
  • Imparare una nuova lingua
  • Far crescere il nostro business

Se prendiamo ad esempio l’ultimo obiettivo, possiamo osservare come non basti un semplice elenco di task, ma sia necessario creare un vero e proprio "sistema" dove testare le idee di prodotti, il lavoro del team, la qualità dei fornitori, processi, la forza delle campagne di marketing.

 

Quando gli obiettivi sono complessi non riusciamo ad ottenere il controllo totale poiché i risultati non dipendono dalle nostre azioni. 

 Ciò non significa che dovremmo smettere di fissare obiettivi bensì provare a cambiare approccio. Gli obiettivi portano con sé uno scopo. In un precedente articolo abbiamo analizzato come, di fronte all’incertezza, non occorre concentrarsi sulla destinazione ma imparare ad essere bussola, ovvero concentrarsi sullo scopo e non su un percorso prestabilito dove, al primo imprevisto, si rischia di perdere l’orientamento.  

Per coloro che vogliono approfondire questo spunto di riflessione ecco il link all’articolo.

L'autore ed imprenditore americano Seth Godin, nei suoi articoli e podcast, ricorre spesso alla metafora del saper nuotare in acque profonde. Quando non puoi controllare il livello dell’acqua, né tantomeno la distanza dal fondo, è bene imparare a tenere la testa alta, in modo da non essere vittima di eventi, come l'aumento della profondità, che non è possibile controllare.

Il punto è: se mi limito ad un mero elenco di task ben definite, se una risulterà incompleta posso perdere ritmo e motivazione. Se la task è leggere dieci pagine di un libro e ne leggo 8, ho mancato il completamento della task. Ma se in una giornata piena di impegni in cui ho dovuto spostarmi in auto più volte, sono riuscito a leggere 7 pagine e magari ascoltare 3 minuti di un podcast sullo stesso argomento, non è andata malissimo.

 

Pertanto, quando non abbiamo il controllo totale sull’obiettivo da raggiungere è bene, dunque, concentrarsi su abitudini e processi. 

"La qualità non è un atto, è un'abitudine" suggerisce Aristotele, a voler significare che per acquisire realmente una nuova competenza, la conoscenza di qualcosa, dobbiamo esercitarci costantemente, al punto tale che le attività che decidiamo di mettere in campo si trasformino in noi in una sana abitudine.

Posso impormi un’ora al giorno da dedicare a migliorare le competenze in una lingua straniera, assegnanandomi una serie di esercizi quotidiani da svolgere. Possono, però, comparire imprevisti e situazioni contingenti che mi costringono a rimandare. Ecco che l’aver mancato una serie di task ci porta ad aumentare stress ed insoddisfazione. Se, però, lavoriamo sul costruire un sistema, piccole abitudini quotidiane, basteranno anche pochi minuti per non perdere ritmo, capacità di apprendimento continuo, motivazione.

Quando costruiamo un sistema fatto di abitudini e processi manteniamo il controllo di noi stessi e di come ci muoviamo nei vari contesti in cui operiamo.

Più iscriviamo nella nostra quotidianità un'abitudine, quasi fosse una disciplina, più guadagneremo in possibilità di scelta, controllo, maggiori opzioni e flessibilità.

 

Come creare un sistema?

Settiamo micro-abitudini, ovvero  piccole e semplici attività che è possibile svolgere con relativa facilità. Nel caso della lingua straniera, potrei ad esempio decidere di seguire un podcast di pochi minuti in lingua originale. Quando vogliamo leggere le notizie del giorno proviamo a leggere solo articoli nella lingua in cui vogliamo eccellere, oppure se vogliamo vedere un film scegliamo la lingua originale.

Proviamo a definire le nostre "intenzioni": alcune attività che raccolgono micro abitudini e rappresentano piccoli obiettivi qualitativi su cui focalizzaremo la nostra attenzione. Esempio: dedicare più tempo alle conversazioni in lingua, scrivere appunti nella lingua da apprendere.

Definiamo i valori ovvero le regole di successo del nostro sistema: ci sentiremo appagati quando avremo raggiunto....? Saremo felici se....

Infine occorre definire i criteri di valutazione, ovvero i criteri e la frequenza di monitoraggio dei nostri progressi. Come sappiamo che stiamo migliorando? Quali indicatori sono rivelanti nelle attività che stiamo svolgendo?

Attenzione però. Utilizzare un sistema non significa rinunciare completamente agli obiettivi. Ricordiamoci che per monitorare i nostri progressi senza obiettivi qualitativi e quantitativi rischiamo di non testare e monitorare il livello raggiunto con la pratica.

Sistemi ed obiettivi possono essere integrabili. Possiamo aggiungerli sia nelle intenzioni a medio periodo sia nei criteri di valutazione. Dopotutto, se da un lato i sistemi ci aiutano nel fare progressi, avere obiettivi chiari e definiti ci aiuterà a testarli e pianificarli.  

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Gianluca Abbruzzese
CEO & Founder Lascò