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Philo & Management 3.Essere consapevoli delle proprie emozioni e comprenderle con SPINOZA

Pubblicato il 28 Dicembre 2017
Filosofia & Innovazione
 

“L' affetto, che è passione, cessa di essere passione non appena ne formiamo un'idea chiara e distinta” 

Le emozioni sono potenti. Alcune ci galvanizzano dandoci la sensazione di esistere pienamente, altre hanno il potere di bloccare, di paralizzare ogni nostro pensiero o azione. E’ proprio di sensazioni negative come l’odio, la rabbia o la gelosia, così potenti da trasfigurare i nostri comportamenti, che vorremo disfarci. Per il noto filosofo olandese Baruch Spinoza, combattere le emozioni è una battaglia insensata, nonché inutilmente faticosa. Secondo Spinoza, solo essendo consapevoli delle cause delle proprie emozioni ci permette di guadagnare nuovamente terreno e liberare la capacità di innovare e agire.  

Nel contesto professionale, raramente ci impegniamo ad analizzare le nostre emozioni. Tendiamo anzi a nasconderle, a soffocarle. Ciò provoca in noi malessere, senso di inadeguatezza e insoddisfazione che inevitabilmente si riversa nelle nostre relazioni e performance professionali.  Esprimere le nostre reali emozioni sul posto di lavoro è complesso, spesso si ha paura di essere fraintesi o di mostrarsi vulnerabili. In realtà, questa è solo la proiezione del nostro stato di incoscienza. Se non sappiamo come gestire le nostre emozioni, comunicarle sarà ancora più arduo.   

Emozioni, l’intensità del vivere  

Le manifestazioni emotive dell’uomo sono “cose naturali” che obbediscono alle stesse leggi che regolano le espressioni della natura. Secondo Spinoza infatti le emozioni possono essere spiegate con lo stesso metodo geometrico con cui vengono considerati tutti gli altri modi della sostanza, “come se si trattasse di linee, superfici, o corpi”. Soltanto in questo modo l’uomo può conseguire una conoscenza adeguata degli impulsi che determinano emozioni e azioni. La comprensione è la chiave per non essere schiavi delle proprie emozioni.  In altre parole la libertà dell’uomo non significa essere fuori dal rigido determinismo della sostanza, ma consiste nel porsi come soggetto attivo e non puramente passivo della propria tendenza all’auto conservazione.

Esistere significa quindi essere intensi. Le passioni, le emozioni sono il risultato del nostro tendere all’evoluzione. Liberarci dalle emozioni negative non significa avere il potere di eliminarle, quanto di comprenderle e vivere pacificamente con esse. Tutto ciò che è vivo è intenso, e l’intensità può assumere sfumature negative o positive. E’ questa la consapevolezza a cui intende indurci Spinoza. 

In effetti, il nostro lavoro ci fortifica e gratifica quando lavoriamo con colleghi che stimiamo e ci stiamo, quando riteniamo gli obiettivi alla nostra portata, sfidanti al punto giusto da permetterci un’ulteriore crescita, e quando ritroviamo tutte le condizioni che riteniamo necessarie per svolgere il lavoro di cui siamo responsabili. Tuttavia, molti fattori esterni indeboliscono questo sforzo: richieste urgenti e inderogabili, cambi di rotta improvvisi, carichi di lavoro ulteriori, responsabilità che esulano dalle nostre capacità... queste situazioni possono scatenare emozioni che chiamiamo negative perché ci indeboliscono e diminuiscono il nostro potere di essere. Quindi cerchiamo una strategia per ripristinarlo: combattendo contro il fattore esterno che ci sembra essere la causa delle nostre emozioni o cercando di dominarlo. 

Le emozioni, il sistema immunitario dell’intelligenza emotiva 

Come indica la sua etimologia, l'emozione è ciò che ci mette in moto. Le emozioni sono un prezioso indicatore dell'equilibrio fisico e psicologico del nostro essere, proprio come gli altri sistemi che dovrebbero mantenerci in vita: il sistema immunitario, la regolazione della temperatura corporea o la sensazione di fame e sete. Le emozioni ci guidano quindi a comprendere se il nostro potere sulla nostra vita sta aumentando o diminuendo. Quando le sensazioni sono negative percepiamo che il nostro potere di agire è minacciato e dobbiamo trovare una strada per ripristinarlo.


Se un nostro collega pubblicamente critica un lavoro di nostro responsabilità, reagiamo con manifestazioni fisiche che non sono altro che il riflesso delle nostre emozioni. Il nostro sistema di analisi si allerta e l’istintività che deriva dall’incapacità in quel momento di gestire una situazione complessa, ci spinge ad atteggiamenti irragionevoli. Quando le emozioni si manifestano come negative, sono il segno di uno squilibrio, ci avvertono del fatto che qualcosa nel nostro ambiente è accaduto, mettendoci in “pericolo”.

 

 Non abbiamo il potere di dominare le nostre emozioni  

Sentiamo che certe emozioni indeboliscono la nostra capacità di agire in modo efficace. Emozioni negative come la rabbia, non ci consentono di esprimere appieno la nostra intensità. Cerchiamo allora di contrastarle, di dominarle, per ripristinare un equilibrio nelle nostro ambiente professionale. Secondo Spinoza, non possiamo dominare le nostre emozioni. La ragione non ha potere sui sentimenti, e non possiamo sopprimere i sentimenti negativi perché sono naturali, sono i sistemi di allarme della nostra intelligenza emotiva. E sarebbe assurdo voler contrastare la natura, ne deriverebbe solo un malessere ancora maggiore. Questo non significa che bisogna quindi abbandonarsi all’impotenza, ma che è necessario cambiare la prospettiva con cui analizziamo noi stessi e le nostre reazioni. E’ la comprensione secondo Spinoza che ci spinge a ripristinare i nostri punti di energia.   

 

Se comprendiamo, non soffriamo

Comprendere le nostre emozioni ci guida a ripristinare il nostro potere sulla nostra vita professionale. Quando ci sentiamo attaccati, tendiamo a concentrarci su ciò che secondo noi ha causato il nostro malessere. Riflettiamo su quella persona, o su quella situazione, il nostro malessere, credendo che il nostro pensiero negativo indebolirà quella persona o quell’immagine, riparandoci dalla sofferenza.

Tuttavia, ciò non risolve nulla, non ci guida a ripristinare il nostro agire. Se continuiamo a vedere un ostacolo, una opposizione tra noi e il nostro risultato, se il nostro io emotivo è concentrato sull’esterno, piuttosto che rivolto verso l’interno, non siamo in grado di sbloccare il nostro potere innovativo.

La rivoluzione introdotta da Spinoza è di incoraggiarci ad ammettere che i nostri limiti sono fondamentalmente relativi, e che per questo motivo sono mobili. Non possiamo determinare i mezzi per spostarli. Questo significa, che è in nostro potere, comprendere le cause delle nostre emozioni, e la sottile linea tra le cause interne ed esterne.

Un gesto, un tono di voce, uno sguardo, un atteggiamento sono cause esterne che possono generare in noi malessere, e se non siamo coscienti di come influiranno sul nostro personale io, non possiamo ripristinare la chiarezza e liberare la nostra azione. Ma ciò di cui dobbiamo renderci conto è che questa causa che mettiamo al di fuori di noi interagisce sempre in modo singolare con chi siamo; e quindi la causa esterna, sebbene possa essere reale, non è mai l'unica causa delle nostre emozioni. Altre cause o ragioni risiedono in noi, nella nostra percezione del mondo, degli altri, dei loro atteggiamenti, del loro tono di voce e del loro aspetto; e queste cause sono anche legate alle idee che abbiamo sulle intenzioni degli altri. Il confine tra le cause esterne a noi e le cause in noi diventa sfocato e il lavoro di comprensione proposto da Spinoza è quello di ripristinare la chiarezza. Consapevoli che un evento che suscita emozioni e sentimenti forti in noi deriva dall'intreccio di queste molteplici cause esterne e dal modo in cui le riceviamo, possiamo quindi svelarle. Districandoli, diventa più facile trasformare la passione in azione, che ci dà la gioia e il potere di agire.

Comprendere le proprie emozioni significa scoprire che l'ambiente esterno gioca solo un secondo ruolo in relazione alla nostra interiorità.

 Non possediamo le intenzioni degli altri, le loro azioni, i loro modi di essere. E’ pertanto naturale sentirsi confusi o neutralizzati da una causa negativa. Il passaggio immediato deve quindi essere la comprensione, il fare chiarezza, per alleviare il nostro malessere e scopri nuovi modi di agire. Dei quali forse pensavamo anche di non essere capaci.

 Il primo passo è quindi diventare consapevoli di ciò che ci accade, dare un nome alle emozioni, analizzarle, e non permettere al nostro corpo o istinto di prendere il sopravvento. Quando ciò accade siamo violenti, con noi stessi e con gli altri. Insicurezza, impotenza linguistica, incapacità di comunicazione sono disagi che provocano in noi l’istinto di accusa verso l’esterno, ma allo stesso tempo, ci immobilizzano impedendoci di agire per ripristinare il nostro potere.

 

 Comprendere le nostre emozioni migliora la qualità della nostra vita  

Se la qualità della nostra vita dipende dall'equilibrio interiore da trovare (tra le nostre convinzioni, i nostri pensieri e la nostra capacità di esprimere le nostre emozioni), solo rimettendo le cause al posto giusto possiamo gestire le nostre emozioni, e trasformare quelle negative in nuove opportunità di liberare il potere di azione. Quindi si, è un potere della nostra mente fare chiarezza; ma questo potere non deve essere esercitato contro il corpo (e quindi le emozioni), ma con esso, in modo che non possa essere indebolito ma trasformato.  

 

Ringraziamo Spinoza per questa terza pillola. Nell’appuntamento di giovedì prossimo, il nostro ospite celebre sarà BERGSON e la pratica filosofica del riconettersi al proprio istinto.

 

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Lucia Michela Daniele
Crowdfunding addicted, Starred Coffee Maker, PhD in Management.