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Perché le piccole e medie imprese potrebbero trarre maggiori benefici dall'innovazione aperta

Pubblicato il 7 Settembre 2018
Open Innovation
 

Come ampiamente raccontato da Chesbrough, l'Open Innovation stimola la creazione di nuovi prodotti e servizi da immettere sul mercato, grazie al ricorso a collaborazioni e partnership con attori esterni alla realtà aziendale che consentono alle imprese di massimizzare le risorse interne e di conseguire un risparmio in termini di tempo rispetto a lancio di innovazioni nel settore di riferimento.

L’innovazione aperta rappresenta difatti una strategia che consente di attingere a competenze verticalizzate e specializzate di partner che orbitano nello stesso ambito di interesse, attraverso collaborazioni che permettono di sviluppare prodotti con funzionalità complessive superiori rispetto a quelle che le aziende potrebbero generare utilizzando unicamente risorse interne.

Processi e modelli di governo dell’OI sono stati studiati principalmente con riferimento a grandi realtà aziendali, mentre ancora poche sono le evidenze e gli studi condotti sulle PMI. Le piccole e medie imprese rappresentano la spina dorsale dell’economia europea, il 99% del tessuto economico industriale.

Considerando che esistono differenze rilevanti tra una grande azienda e una PMI in termini di risorse, capacità finanziarie e dimensione operativa, le PMI e le grandi imprese gestiscono l'innovazione in modo diverso. E ciò riguarda anche i processi di innovazione aperta.

Normalmente le PMI hanno procedure interne di R&S meno formalizzate e una rete di contatti maggiormente ristretta e localizzata. E’ anche plausibile attendersi un maggior rischio per le PMI nell’implementare processi innovazione aperta, considerato il potere contrattuale ridotto rispetto ad una corporation, che potrebbe portare la piccola media impresa ad essere maggiormente dipendente da attori esterni. 
Inoltre, la minore dotazione e capacità di attrazione di risorse altamente specializzate, potrebbe rappresentare un ostacolo allo sviluppo di progetti condivisi.

Di fatto, al contrario di ciò che si potrebbe aspettare, le piccole e medie imprese potrebbero invece maggiormente beneficiare dai processi di innovazione aperta rispetto alle grandi aziende. Normalmente, due dimensioni consentono di misurare l'esito dell'innovazione:

l'introduzione di nuovi prodotti o servizi sul mercato e la crescita del fatturato da nuove attività.
Attraverso queste due variabili possiamo approfondire quale tipo di pratiche di innovazione siano più adeguate per le PMI e con quali risultati.

L’open innovation ha un effetto positivo sull'introduzione di nuove offerte sia per le piccole che per le grandi aziende, ma le PMI sembrano essere più efficaci nel generare nuovi prodotti o servizi, e quindi ricavi, dall'uso della proprietà intellettuale rispetto alle grandi imprese. In una PMI il portafoglio di proprietà intellettuale è più efficiente e strettamente correlato al core business.

La funzione di ricerca e sviluppo è focalizzata sullo sviluppo di brevetti in grado di essere integrati proficuamente nel business. Le grandi aziende normalmente detengono ampi portafogli di brevetti, che sfruttano in media solo per una percentuale molto ridotta. Molti delle innovazioni brevettate, non si trasformano mai realmente in nuovi prodotti immessi sul mercato.  Spesso, tali brevetti sono utilizzati come “fiches” per contratti di licenza o accordi con altre grandi aziende.

Le PMI invece, essenzialmente per una minore dotazione di risorse, sono in grado di scegliere efficacemente tra le innovazioni da brevettare, integrando nel loro portafoglio solo quelle effettivamente scalabili. In tal senso, le PMI diventano quindi particolarmente appetibili per le grandi aziende. Detengono tecnologie effettivamente di interesse per una grande impresa, e anche gli obiettivi di collaborazione sembrano collimare. Una PMI beneficia da una collaborazione aperta sulle proprie tecnologie potendo accedere al network di risorse finanziarie e relazionali di una grande impresa, quest’ultima invece potrà integrare nel proprio business model una nuova tecnologia che consente fattivamente di migliorare l’offerta complessiva ai propri clienti.

Inoltre, tra i diversi attori esterni all’impresa (fornitori, clienti, concorrenti, centri di ricerca e sviluppo e università), le PMI sembrano beneficiare maggiormente della collaborazione esterna per lanciare nuovi prodotti o servizi sul mercato e migliorare il fatturato. Questo non è il caso delle grandi aziende.

Le grandi aziende tendono a cercare risorse esterne non sempre correlate alle tecnologie, perché hanno più risorse impiegate nel reparto R&S. Sono spesso alla ricerca di partnership complementari al prodotto che intendono lanciare, e le PMI sono attori privilegiati in tal senso grazie alla loro attitudine pragmatica alla risoluzione dei problemi, la flessibilità e la reattività ai cambiamenti del mercato.

 

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Redazione