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Lanciare una ICO: sicuri di essere pronti?

Pubblicato il 30 Gennaio 2018
Open Innovation
 

C’è spesso notevole confusione dietro il concetto di ICO, così come ancora pochi sanno quale effettivamente è il processo di costruzione, progettazione e lancio di una Initial Coin Offer.

La blockchain è un fenomeno relativamente nuovo, e le sue modalità di commistione nell’economia reale non sono ancora state ancora del tutto esplorate. Le ICO rappresentano certamente una delle più innovative frontiere nell’utilizzo di monete virtuali per la raccolta di capitali, e per tale motivo molte sono le startup che stanno sperimentando questo strumento.

La cultura sul fenomeno si incrementa quotidianamente, grazie a coloro che praticamente sperimentano le ICO. Ecco allora qualche ottimo consiglio da tenere bene a mentre, prima di lanciarsi letteralmente in una Offerta Iniziale di moneta virtuale.

 

Partiamo dalla genesi, cos’è una ICO?

Una ICO è una offerta iniziale di nuova moneta incentrata sul meccanismo delle criptovalute. Le startup che intendono raccogliere capitali a titolo di rischio creano, sulla base di nuove criptovalute o di criptovalute già esistenti, dei cd. "token", ossia unità funzonali di monetà scambiate con i capitali sotto forma di equity che vengono investiti in un nuovo progetto o in una nuova startup. In tal modo le imprese neonate riescono ad ottenere i capitali di cui necessitano, facendo leva sul meccanismo della criptovaluta, e vendendo quote (ossia token) dei loro capitali, sulla base di future promesse di incremento del valore della critpovaluta sottostante il token, e di incremento del business.

Il concetto di ICO è simile a quello di IPO, o Intial Public Offering, un’operazione con la quale un’impresa entra per la prima volta nel mercato azionario offrendo il proprio capitale sotto forma di azioni. A differenza delle IPO, in un’ICO agli investitori vengono offerte delle criptovalute, anche conosciute come token. Rispetto alle IPO, le ICO hanno inoltre una diversa durata, tendono a restare aperte per un periodo di poche settimane, sino al massimo di un mese.

 

Cosa bisogna considerare prima di lanciare una ICO?

Ancora prima di passare alle fasi operative, le aziende o startup che intendono utilizzare tale strumento devono procedere ad una attenta analisi dei reali benefici, costi ed obiettivi che si intendono raggiungere con una ICO. Ad esempio, i costi computazionali per la realizzazione di un’applicazione con Ethereum sono molto più elevati rispetto ad altri (AWS per citarne uno), quindi è bene valutare se effettivamente si ha bisogno di un protocollo blockchain, ossia di una applicazione non centralizzata basata sull’architettura client-server. Insomma il primo passo è conoscere bene le caratteristiche i di una blockchain per comprendere se è adatta al progetto che si intende sviluppare e per poterne sfruttare appieno le potenzialità.

Un secondo ordine di valutazione è relativo ai token. Un’azienda che intende tramite ICO promuovere un nuovo progetto creerà un certo numero di gettoni, i token, che venderà sul mercato ad un determinato prezzo. E coloro che sono interessati al progetto possono acquistare tali token, divenendo così azionisti.

Essi rappresentano il “numero” di monete virtuali messe a disposizione dei potenziali investitori. Dalle esperienze dirette di coloro che una ICO l’hanno sperimentata, è bene definire sin dalla partenza del progetto quale sarà la funzione o l’utilità del token nel lancio della ICO.

 

Azienda pubblica dall’oggi al domani, cosa implica?

Ricorrere ad una ICO piuttosto che al tradizionalmente finanziamento tramite ventures o business angels genera benefici ma nasconde anche effetti molto differenti, e non sempre positivi. Rispetto alle forme tradizionali di finanziamento, nel lancio di una ICO normalmente l’impresa scambia moneta elettronica di nuova emissione con risorse finanziarie. Quindi in realtà non cede la propria autonomia gestionale sulle decisioni aziendali perché non cede quote di capitali o azioni. Tuttavia, molto spesso si sottovalutano tanti aspetti gestionali derivanti proprio dall’impatto mediatico del fenomeno, che portano non poche problematiche da gestire con cura e che se mal gestite possono minare la riuscita del progetto.

Il lancio di una ICO porta un’impresa da sconosciuta, a pubblica nel giro di pochissime ore. Sin dall’inizio la gestione della community e dell’immagine dell’azienda è un punto critico, e continua ad esserlo anche dopo la chiusura della stessa ICO. Bisogna essere pronti e consapevoli, perché ogni azione si rifletterà sul prezzo dei token. Il team sarà costantemente sotto stress mediatico e bisogna essere particolarmente attenti ad evitare che discussioni interne divengano di dominio pubblico. Quando si diventa un’azienda internazionale, e si creano grandi aspettative, è lecito che il pubblico sia costantemente alla ricerca di conferme sulla bontà dell’investimento effettuato. Ci sarà quindi grande apprensione e stress nel costruire valore nel lungo termine e utili nel breve termine.

Quali sono le componenti principali di una ICO?

La fase immediatamente successiva consiste nella pianificazione. In tal caso bisognerà occuparsi tanto di aspetti operativi, quanto di aspetti legali e finanziari legati all’offerta pubblica. La prima fondamentale domanda a cui bisogna rispondere è: di quante risorse finanziarie necessitiamo?; la seconda domanda fondamentale è: quale è l’obiettivo che l’azienda intende raggiungere con questa modalità di apertura al mercato?.

Le risposte possono variare naturalmente, spesso la raccolta fondi è solo collaterale a obiettivi ben più precisi, come la costruzione di una comunità mondiale di users, attrazione di partner e risorse altamente specializzate e così via. Ancora andrà valutata la quota di token che intendiamo destinare all’azienda e al team, così come stabilire il valore dei token, il loro rilascio, in quali modalità, e se sono previsti “premi” o “riconoscimenti” per gli early adopter, ancora se potranno prendervi parte solo privati o anche investitori istituzionali e se verranno accettate altre criptovalute come moneta di scambio. Tutte queste informazioni sono normalmente riassunte nel cd. “white paper” che viene divulgato presso la community per chiarire ogni aspetto dell’operazione.

I white paper sono documenti tecnici ma soprattutto interni, impiegano molte ore di lavoro dell’interno team, perché contenendo la spiegazione dettagliata di ogni aspetto dell’offerta, la loro produzione non potrà essere esternalizzata.

Altri aspetti di cui bisogna necessariamente tener conto riguardano gli schemi fiscali, gli attacchi hacker, la generazione materiale dalla valuta virtuale, e la tutela dei tuoi investitori. Proprio perché non è uno strumento tutelato da nessuna legge, più strumenti saranno posti a tutela degli investitori dalla società, più la community potrà valutare positivamente la chiarezza, la trasparenza e la credibilità dell’offrente.

Infine, ancora mentre si lavora a tutti questi aspetti tecnici, il piano di comunicazione pre-lancio dovrà essere particolarmente efficace. In tal caso tutti gli strumenti del digital marketing, e del marketing tradizionale sono utili a creare curiosità nei potenziali investitori in vista dell’imminente lancio.

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Lucia Michela Daniele
Crowdfunding addicted, Starred Coffee Maker, PhD in Management.