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ImprovvisAzione. Attenzione ed intenzione a prova di futuro

Pubblicato il 15 Maggio 2020
Filosofia & Innovazione
 

È nata prima l’intenzione o l’attenzione?

 

Due forze che interagiscono costantemente nella nostra quotidianità, due concetti strettamente interconnessi che influenzano la nostra capacità di operare in contesti di incertezza e di innovare: l’intenzione guida l’attenzione, ma è l’attenzione a dare forza all’intenzione. Ed ecco il paradosso: se troppa attenzione è concentrata su un’intenzione, potremmo perdere di vista le opportunità che ci circondano, che potrebbero alimentare le nostre intenzioni.

 

Procediamo per gradi: come possiamo definire l’attenzione e l’intenzione?

 

Attenzione: identificabile come l’energia che concentriamo sugli stimoli che selezioniamo tra quelli in cui siamo investiti. Ci restituisce informazioni su dove siamo adesso, su cosa stiamo facendo, cosa abbiamo e cosa stiamo imparando.

Intenzione: possiamo indicarla come lo scopo, l’obiettivo dell’attività che abbiamo messo in campo. È il luogo in cui vogliamo essere nel futuro, la ragione per cui stiamo facendo quello che stiamo facendo.

 

Perché e in che misura influenzano la nostra capacità di innovare ed operare in contesti di incertezza?

 

Innovare significa generare una trasformazione, creare qualcosa di migliore e non semplicemente diverso. Nell’innovazione, affrontiamo un percorso teso alla risoluzione dei problemi che, in contesti di incertezza, sono molto spesso difficilmente prevedibili. Quando l'elenco delle cose da fare e dei problemi da risolvere inizia a diventare copioso, spostiamo lo scopo (l’intenzione) su di noi e nel presente, perché abbiamo il dovere di fornire risposte ai problemi in tempi rapidi. L’intenzione diventa risolvere il problema e si sposta, insieme a tutta la nostra attenzione, sul presente, mentre l’intenzione di creare una trasformazione migliorativa, e quindi di innovare, è rimandata a quando questo problema sarà scomparso. 

Ci ritroviamo ad operare, quindi, come “improvvisatori teatrali”: nel teatro, chi improvvisa (un attore che recita in scena senza un copione o una parte ben definita) rovescia il binomio attenzione/intenzione spostando l’intenzione nel presente (lo scopo è reagire e non fare scena muta o creare un vuoto scenico) e l’attenzione nel futuro (l’attore si concentra su ciò che accadrà in base a quello che farà in scena).

Un attore di uno spettacolo non di improvvisazione, invece, ragiona come un sistema. L’attenzione è nel presente e sul suo ruolo, è focalizzato su come cooperare al massimo con gli altri e l’obiettivo per cui lo fa è quello di migliorare al massimo la qualità dell’intera opera (obiettivo nel futuro).

Portando lo scopo (l’intenzione) e la concentrazione di energia (attenzione) unicamente sulla ricerca della soluzione ad una situazione di incertezza nel presente, siamo attori senza copione.

 

Come potremmo operare diversamente? 

Abbracciando un approccio proattivo, che punti ad anticipare i problemi e risolverli prima che si verifichino, un approccio capace di bilanciare le due forze, mantenendo la giusta attenzione sul presente e riportando l’intenzione al futuro, con un’equilibrata dose di attenzione. 

 

Molte aziende hanno il problema di ripartire e riconfigurare il proprio modello di business.  Possiamo seguire un approccio reattivo tipico dell’ “improvvisazione”  o un approccio proattivo tipico dell’opera teatrale. Nel primo caso lavoreremo sulle soluzioni immediate che ci permettono di riaprire. Nel secondo caso proviamo ad anticipare problemi futuri e prendere decisioni anticipando gli scenari. 

 

Se, ad esempio, ho un’organizzazione che si basa sull’allestimento di stand fieristici, posso concentrarmi sugli strumenti finanziari per arginare e provare a fronteggiare l’emergenza economica. Al tempo stesso, però, decidere di iniziare ad investire nella creazione di stand virtuali per le fiere che verranno.

 

Essere veloci, agili e flessibili, caratteristica fondamentale che ben si sposa con l’incertezza del percorso e dello scenario in cui opera. Tuttavia, dobbiamo tener ben presente che non possiamo sempre creare valore se ci limitiamo a reagire al cambiamento e soprattutto se aspettiamo che succeda qualcosa di grave per provare a proporre un'idea innovativa. 

Gli innovatori proattivi anticipano il mercato, si distinguono dalla concorrenza, anticipano bisogni, imparano a coltivare i propri dipendenti e aiutare partner e clienti a crescere. 

 

Sanno bene che per reagire all’incertezza non basta essere dei bravi improvvisatori, ma riconoscere il proprio ruolo e collaborare con altri attori al fine di elevare la qualità dell’opera.

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Gianluca Abbruzzese
CEO & Founder Lascò