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Il Canvas Model per l'Equity Crowdfunding

Pubblicato il 6 Settembre 2017
Open Innovation
 

 

Tradizionalmente all’avvio di una start-up, o dinanzi a fasi di sviluppo e crescita di una neo impresa, i fondatori necessitano di risorse finanziarie a titolo di capitale di rischio o di debito.

Tale necessità si scontra con l’inadeguatezza dei tradizionali sistemi di finanziamento.

Il credito bancario risulta sempre più arduo da ottenere, vi è un forte sbilanciamento tra imprese emergenti e presenza di investitori istituzionali sul territorio italiano, che determina una domanda di capitali che l’offerta per sua stessa dimensione non riesce a soddisfare.  Neppure i contributi pubblici risultano essere spesso adeguati, in quanto nella generalità dei casi è necessario anticipare spese il cui rimborso è posticipato a tempo indeterminato.

 

Lo sviluppo dell’economia collaborativa ha però gradualmente generato per le start up canali di finanza alternativi, come l’equity crowdfunding.


Grazie alle piattaforme di equity crowdfunding, le imprese possono aprire una call per offrire quote del loro capitale sociale, mentre gli investitori – anche non professionali – ottengono un complesso di diritti patrimoniali e amministrativi derivanti dalla partecipazione nell’impresa. Ciò consente alle imprese di differenziare i canali di finanziamento, e di ottenere da una moltitudine di soggetti, una quota di capitali da investire durevolmente nell’attività d’impresa.

 

Il crowdfunding è quindi uno strumento partecipativo e democratico, che permette a qualsiasi impresa di approcciare alle folle con una proposta di valore. Proprio con riferimento a tale proposta di valore, se per un verso è vero che il crowdfunding rappresenta uno strumento che facilita tramite il networking la diffusione di un progetto d’impresa, è altrettanto vero che la tipologia di investimento richiesta, richiede l’attenta valutazione del business e dei connessi rischi da esso derivanti una volta effettuato l’investimento.


In tal senso, il Business Plan, assume particolare rilievo come strumento di comunicazione rivolto a potenziali investitori. Esso rappresenta il documento mediante il quale il team imprenditoriale è in grado di definire il complesso di fabbisogni legati allo sviluppo del business, ed i relativi ritorni finanziari realizzabili nel lungo periodo.

 

Chiaramente non sarà solo il Business Plan a stimolare l’investimento in un progetto innovativo, ma è sempre bene porsi dal lato degli investitori, soprattutto non professionali. Nessuno investirebbe il proprio denaro in una società di recente costituzione, senza averne attentamente valutato il settore, punti di forza e debolezza, obiettivi strategici, reputazione e competenza del team e così via.

 

Oltre al Business Plan, che ricordiamo funge anche da documento guida al team per testare e stressare gradualmente le potenzialità del business proposto, nello storytelling di un progetto d’impresa uno strumento che appare particolarmente adatto alle modalità di presentazione dei progetti sulle piattaforme equity è il canvas model.

 

Ma cosa è un canvas?

 

A differenza del BP che può richiedere, a seconda della tipologia di investitore che lo consulta, una maggiore esperienza nella valutazione e comprensione dei contenuti in esso riportati, il canvas è un modello grafico di facile consultazione che consente di individuare con maggiore facilità le variabili chiave di un investimento.

 

Il canvas è una rappresentazione sintetica di un business model del progetto d’impresa. Sia ben chiaro, un canvas non sostituisce il Business Plan, piuttosto lo integra e permette al lettore di focalizzarsi sui contenuti che potrebbero fare la differenza tra le varie proposte imprenditoriali presenti sui portali di crowdfunding.

La caratteristica principale di un Canvas, qualsiasi sia il modello utilizzato, è la sinteticità: l’obiettivo di questo schema è quello di comunicare in modo diretto e senza ambiguità con l’interlocutore, cercando di catturare le sue emozioni oltre che il suo interesse.

Il progetto viene così descritto in un unico foglio, diviso in blocchi, secondo il seguente schema:

canvas business model

Il Canvas può essere suddiviso in due blocchi: sul lato destro vengono riportare tutte le aree deputate alla creazione di valore che pongono al centro del processo il consumatore, mentre le aree sulla sinistra sono descritte le aree relative all’efficienza e ai costi relative all’organizzazione dell’impresa.

Partendo da destra il primo blocco è relativo al Customer Segments, deputato a descrivere il target di riferimento dell’impresa. Non esiste un’impresa che si rivolge a tutti, quindi sarà necessario rispondere identificare un target di bisogni da soddisfare, al quale corrisponde un segmento di clienti.

Il cuore del Canvas è costituito dalla Value Proposition, ossia dalla proposta di valore offerta ai potenziali clienti, e costituita dal complesso di servizi e prodotti – originali per soluzioni e/o contenuto, modalità di fruizione o costi -  che viene proposta in risposta ai bisogni del target.

Nel blocco definito Channels l’impresa dovrà spiegare come intende concretamente raggiungere i proprio clienti, per intercettare i loro bisogni e rispondere con il prodotto/servizio offerto. Saranno quindi descritte le modalità con cui l’impresa intende entrare in contatto con il proprio target, far conoscere i proprio prodotti, permettere il loro acquisto e quali modalità di assistenza sono previste a supporto dell’acquisto.

Rispetto alla clientela, l’ultimo blocco Customer Relationship sarà utilizzato per spiegare come l’impresa intende rapportarsi con i propri clienti, ciò determinerà sul piano organizzativo la struttura dei costi relativi alle risorse umane. Il sistema di relazioni dipenderà fortemente dalla tipologia di business proposto, in relazione a ciò che i clienti si aspettano dal prodotto/impresa potrà essere scelto un modello altamente personalizzato di interazione o un sistema integralmente automatizzato.

Dalla value proposition e dalla individuazione del target di clienti deriva una prima stima dei RICAVI, che chiaramente terranno conto sia del numero di clienti raggiungibili che del prezzo del prodotto/servizio. Il numero di clienti effettivamente raggiungibile dipenderà dalla forza dell’impresa e dall’adeguatezza dei canali utilizzati, mentre il prezzo sarà determinato dal premium price che i clienti sono effettivamente disposti a pagare per ottenere quel bene/servizio.

Spostandoci sul lato sinistro del Canvas, la prima dimensione chiave è rappresentata dalle Key Resources, ossia tutti quei fattori al netto dei quali non è possibile offrire valore ai clienti. Si tratta quindi di aree di costo alle quale l’impresa non potrà sottrarsi, in quanto si tratta di risorse che se non acquisite o ottenute renderebbero il progetto irrealizzabile. La natura di queste risorse può essere sia finanziaria che umana, dipenderà dalle specifiche del business.

 

Le Key Activities rappresentano tutte le attività strategiche che devono essere compiute per costruire la value proposition: raggiungere i clienti, mantenere le relazioni e generare ricavi. Questo blocco definisce quindi tutti i processi necessari a far funzionare correttamente il business model. A seconda del business model, potrà trattarsi di attività produttive, di problem solving o di mantenimento e sviluppo di reti e piattaforme.

Nell’era delle reti e delle partnership strategiche, un ruolo fondamentale nella creazione del business è riservato alle alleanze ed ai rapporti necessarie all’impresa per assicurarsi l’accesso a tutte le risorse di cui necessita. Nel blocco Key Partners andranno quindi descritte tutte le partnership commerciali e strategiche con i vari attori individuati nel network di riferimento, finalizzate al rafforzamento e alla legittimazione del business.

Infine, nell’ultimo blocco è riportato il livello di COSTI coerente con le ipotesi assunte nel Canvas. In tale blocco viene quindi individuata l’altezza dei costi relativa allo sviluppo del business, tra i costi più importanti dovranno essere annoverati le risorse –umane e finanziarie-  necessarie ad avviare i processi aziendali.

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Lucia Michela Daniele
Crowdfunding addicted, Starred Coffee Maker, PhD in Management.