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Eutagogia: come le startup possono insegnare a bambini ed adulti ad 'imparare ad apprendere'

Pubblicato il 23 Ottobre 2020
Filosofia & Innovazione
 

Dentro o fuori la scuola, distanziati o connessi da remoto, in piena pandemia la didattica a distanza è lo strumento per fronteggiare al meglio l’emergenza relazionale tra insegnante e discenti. 

Ora, siccome la tecnologia è uno strumento di relazione e non il fine delle nostre attività, perché non ricercare l'opportunità di sperimentare “lezioni” a distanza che siano capaci di rimodulare l’esperienza di apprendimento con un nuovo approccio?

Qualsiasi tipo di apprendimento (formale o informale, auto-diretto o centrato sull'insegnante) può essere per semplicità diviso in tre macro approcci:

Pedagogico: l'istituto e l'insegnante decidono cosa imparerà lo studente e come lo imparerà. Lo scopo generale dell'insegnamento orientato alla pedagogia è creare quell’impalcatura di conoscenze di base, ovvero l'insegnamento delle abilità fondamentali per costruire le esperienze future. L’insieme dei programmi, lezioni, conoscenze e discipline  sono strutturate gerarchicamente e le performance dello studente sono valutate in maniera standard attraverso test e criteri valutativi predeterminati.

 

Andragogico:  si riferisce all'insegnamento degli adulti, dove i discenti (già formati o con un bagaglio di conoscenze base già acquisito) vivono l’esperienza formativa in modo più maturo. Utilizzano l'insegnante come mentore o guida e mirano a trovare le proprie soluzioni ai compiti che l'insegnante pone. Fanno loro un approccio centrato sul problema:  vogliono imparare cose che possono aiutarli a risolvere i problemi in tempo reale e sono motivati ad apprendere nella misura in cui le conoscenze da acquisire li aiuterà a svolgere i compiti che li faranno emergere socialmente, nella carriera lavorativa o nella vita privata. 

 

Eutagogico: L'eutagogia ( dal greco Heureskein che significa “scoprire” e condivide la stessa etimologia della parola euristica)  è stata definita per la prima volta da Hase e Kenyon (2000) come una "forma di apprendimento autodeterminato" o definendola con una frase spot: imparare ad apprendere.

Rappresenta un approccio all’insegnamento dove studenti apprendono a “scoprire da soli”, dove possano determinare i propri obiettivi e percorsi di apprendimento.  

In questo approccio, lo studente è supportato da risorse esterne, compreso l'insegnante che fornisce lo spunto e le risorse iniziali, ma poi è libero di integrare in maniera autonoma nuove conoscenze, può ricercare da solo problemi e domande a cui rispondere e poi testarle e validarle in gruppo. La motivazione all’apprendimento in questo caso è alimentata dal desiderio di apprendere per sviluppare la propria cassetta degli attrezzi (strumenti cognitivi, conoscenze ed abilità a prova di futuro) per migliorare la comprensione del mondo, accedere a maggiori e migliori opportunità, sfidare idee e convinzioni, migliorare la qualità della propria vita.




Qual dunque la sfida? 

 

Escludendo le fasi primarie del percorso di formazione dove l’approccio pedagogico è ancora centrale, nelle classi superiori ed universitarie, la sfida per la DaD è non essere concepita come mera sostituzione del luogo fisico con quello “virtuale”. 

Dal momento che la nostra vita è sempre più “onlife”, come sostiene il prof. Floridi, in un mondo iperconnesso dove non esiste più la distinzione tra “essere online” o “essere offline”, la pandemia può essere un’opportunità di considerare il percorso e le esperienze formative in modo nuovo abbracciando un approccio eutagogico.

 

Come? Guardiamo come apprendono le startup

 

Le startup sono organizzazioni che si evolvono attraverso l’apprendimento, in cui le persone espandono continuamente la loro capacità di creare risultati. Le startup utilizzano un approccio eutagogico.

Come avviene per le startup, gli studenti che abbracciano un approccio eutagogico, non solo analizzano in profondità un problema e le azioni che hanno intrapreso per risolverlo, ma riflettono anche sul processo stesso di risoluzione dei problemi. Ciò significa imparare a mettere in discussione le proprie supposizioni ed acquisire conoscenze non solo su ciò che si sta imparando, ma anche su come si apprende. Come in un progetto di innovazione, si parte con un’idea e con obiettivi definiti, e da li si mettono in campo ricerche, approfondimenti, sperimentazioni ed esperienze volte ad allargare le conoscenze su un determinato problema o un oggetto di studio.

 

Imparare a collaborare e mettere a sistema le conoscenze apprese: In base alla progettazione, l'approccio eutagogico facilita gli studenti a lavorare insieme, condividere le conoscenze e riflettere sui risultati acquisiti. Come in un team di una startup, ogni membro verifica e mette in relazione con gli altri l’insieme delle assunzioni, delle informazioni e delle conoscenze acquisite: condividere ed integrare conoscenza piuttosto che considerarla come possesso esclusivo, sarà di fondamentale importanza accrescere la capacità di interagire e lavorare con gli altri, la capacità di risoluzione di problemi, creatività, pensiero critico, consapevolezza, resilienza e capacità di affrontare la complessità. 

 

Non esami ma “esperienze reali” per validare l’apprendimento e le conoscenze acquisite. Le startup sono valutate non solo per l’aspetto creativo ma sperimentano  costantemente la capacità di generare un cambiamento reale nel mercato in cui operano. In uno stile di apprendimento eutagogico, gli studenti progettano le proprie valutazioni piuttosto che sottoporsi a test standard. Questo crea un ambiente meno minaccioso e può incoraggiare un apprendimento più profondo, dove non si da un voto alle nozioni che si ricordano, ma si valuta attraverso azioni concrete, problemi reali, progetti pratici, la capacità di costruire relazioni tra i concetti appresi.



Identificare le esigenze di apprendimento e i risultati attesi in base agli obiettivi. Una startup crea, sperimenta, impara in base ad un obiettivo ben preciso: crescere. Se nel passato la vita è stata divisa in due parti principali: un periodo di apprendimento, seguito da un periodo di lavoro, oggi siamo costretti a continuare ad imparare durante tutta la nostra vita e, sempre più spesso, a reinventarci ripetutamente, cambiando professione, luogo di lavoro, tipologia di attività e settore. Più capitale semantico accumuliamo, più avremo capacità di imparare ad imparare: costruire nuove conoscenze ed imparare a gestire le informazioni, a costruire nuovi modelli concettuali,  risolvere problemi aperti: montare e smontare i problemi formulando domande giuste e imparando a fornire risposte adeguate.



A distanza o uno di fronte all’altro, un uomo non finisce mai di conoscere se fa suo il desiderio di comprendere ed integrare l’altro: questo è il senso di comunità e della scuola a cui è affidato da sempre il compito di creare il tessuto sociale del futuro.

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Gianluca Abbruzzese
CEO & Founder Lascò