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Arrendersi al tempo, una buona abitudine

Pubblicato il 17 Gennaio 2020
Filosofia & Innovazione
 

Siamo sopraffatti dal desiderio di finire? Abbiamo paura di restare indietro se ci confrontiamo con i nostri riferimenti principali, i nostri colleghi, competitor? Siamo in febbrile attesa di raggiungere immediatamente l’obiettivo?

Le task si susseguono e non sempre abbiamo il tempo per poter completare tutto. Certo una buona organizzazione ed un valido planner possono aiutare. Capita anche però, che qualche attività non è ancora pronta per essere messa in campo perché non abbiamo ancora trovato la giusta motivazione, direzione oppure non abbiamo fatto i conti con la sua complessità.

Come dire, non si può concludere una maratona se abbiamo iniziato a correre solo da qualche giorno.

Sia che siamo impegnati in un nuovo progetto, se vogliamo acquisire una nuova competenza o vogliamo realizzare la nostra idea innovativa, in alcuni casi dobbiamo imparare ad arrenderci al tempo.

Cosa vuol dire?

Semplicemente che non sempre è possibile accelerare al massimo, soprattutto se stiamo affrontiamo qualcosa di complesso.

In questi casi, i veri progressi non arrivano se puntiamo ad alzare il ritmo e cedere al confronto continuo con gli altri, piuttosto dobbiamo essere in grado di costruire in noi le giuste abitudini.

E le abitudini nascono creando intorno a noi una serie continua di piccole cose ben realizzate.

Tim Burnes Lee,  riferendosi alla sua più grande creazione (World Wide Web), affermava: “Non c’è mai stato un momento in cui ho esclamato EUREKA. L’intero progetto è stato strutturato attraverso piccoli passi e supportato attraverso un lavoro di miglioramento continuo”.

Le buone abitudini oltre a creare un atteggiamento positivo nel raggiungere l’obiettivo prefissato, ci permettono di concentrarci su quei comportamenti che impariamo a controllare, sviluppare, migliorare costantemente.

Goccia a goccia. Costruire buone abitudini, rispettare piccoli impegni che se mantenuti diventano nuove conoscenze e nuove skill acquisite.

Come quando vogliamo imparare una nuova lingua e nonostante i mille impegni ci imponiamo di studiare almeno 30 minuti al giorno.
Ogni cambiamento per essere effettivo deve basarsi sulla continuità. Se non c'è un prima, difficilmente ci sarà un dopo.

Allo stesso tempo è inutile porsi obiettivi irraggiungibili. Un obiettivo sostenibile è concreto, raggiungibile, verificabile, e soprattutto ci regala quella carica emotiva necessaria per proseguire il percorso. Nessun progetto è mai esploso all’improvviso e, soprattutto, in maniera immediata alla prima discesa in campo. Nessuna formula magica ci fa diventare ricchi al primo colpo.

La crescita è un percorso lungo, lento, strutturato, costante. Il nostro cervello è programmato per resistere ai cambiamenti, a meno che un lento esercizio strutturato in piccole abitudini da acquisire,  crei nuove connessioni nel nostro cervello tali da predisporre il nostro agire verso l' obiettivo prefissato. Nessun fenomeno episodico, improvviso, contingente. E’ un abitudine da consolidare, è una somma di semplici azioni.  Azioni poco eclatanti e, al tempo stesso, sostenibili.
 
E' solo l'attenzione , la cura e la forza che impieghiamo nei piccoli dettagli, nei piccoli problemi, nei piccoli obiettivi quotidiani che ci fanno crescere e rivelano, a noi stessi ed a chi ci circonda, la nostra reale predisposizione al cambiamento.

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Redazione