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Tutti i tipi di attenzione sono preziosi. La consapevolezza è vitale per le scoperte creative.

Pubblicato il 4 Aprile 2018
Filosofia & Innovazione
 

Lasciare che il “pilota automatico” guidi le nostre giornate, e quindi le nostre vite, diminuisce la nostra capacità esperienziale nel momento presente. Concentrarsi selettivamente ci permette di entrare in uno stato di flusso cosciente, che aumenta le nostre capacità produttive.

La mente umana, nello scegliere se prestare attenzione ad una attività, piuttosto che ad un’altra, può applicare due processi: bottom up o top down. Bisogna essere consapevoli di questi processi per dedicare la giusta attenzione alle attività quotidiane. Nel caso di un processo bottom up, siamo nel flusso routinario, la mente seleziona automaticamente secondo un ordine di priorità le attività da compiere. Di più difficile gestione è un processo top down. La mente top-down è responsabile della pianificazione, riflessione, apprendimento di nuove abilità. E per questo è più lenta, richiede attenzione volontaria e autocontrollo.

Quando ci affidiamo ai processi bottom-up, le probabilità di perdere la concentrazione e il contatto con la realtà circostante si incrementano, semplicemente perché siamo autoguidati. Il mito della regola delle 10.000 ore si basa sul concetto che il talento si può coltivare e allenare, divenendo esperti in un particolare compito semplicemente eseguendolo ripetutamente. Tuttavia, non è così che impariamo a migliorare i processi e le routine che facilitano i nostri compiti. Ciò che ci consente di avanzare verso l’innovazione è la capacità costante di adeguare coscientemente la nostra esecuzione.

In altre parole, la differenza tra un esperto e un dilettante è che il primo avrà allenato la sua coscienza, utilizzando la mente “dall’alto verso il basso” per riflettere attivamente sull’influenza automatica e proiettare azioni correttive o migliorative sulle proprie prestazioni. Tutti i tipi di attenzione sono preziosi; la consapevolezza è vitale per innovare.

Non sempre è utile avere un focus ristretto o un tipo di attenzione orientata all’obiettivo. In alcuni casi può dimostrarsi molto più efficace alleggerire la mente, farla vagare verso qualcosa di prezioso. Certo, è un lusso trovare un momento nelle nostre giornate per rallentare e riflettere. Tuttavia, è essenziale sforzarsi di creare momenti di viva consapevolezza, poiché questi momenti di calma introspettiva consentono di migliorare la nostra capacità di risposta alla complessità della realtà, favorendo l’interiorizzazione dell’esperienza, che a sua volta incrementerà la nostra capacità di fornire soluzione rapide e fantasiose sorrette da pensieri inventivi, originali.

Tutti coloro che sono altamente qualificati, che rivestono un ruolo di leadership o di rilievo nelle decisioni strategiche, essendo costantemente sottoposti ad un flusso di attività quotidiane intenso, possono trovare difficile sfidare le loro menti e ampliare la concentrazione per generare idee creative.

Peter Schweitzer, famoso crittografo, per lavoro decifrava codici. Un lavoro complesso, mentale, tanto che potremmo immaginare Peter tra pile di appunti, in una stanza in penombra, che alla luce di una lampada scioglie codici come grani di un rosario. Invece no.
Peter risolveva codici mentre faceva una passeggiata o prendeva il sole. Peter utilizzava lasciava fluire la consapevolezza aperta per immaginare, codificare, incasellare, tradurre, creare nuove connessioni e infine ricostruire un senso. Ecco, il potere della consapevolezza. Amplifichiamo le nostre capacità di immaginare scenari futuri, auto-riflessione, sviluppare idee creative e organizzare i nostri ricordi e le nostre esperienze.

La consapevolezza aperta, qualsiasi sia la modalità con cui la coltiviamo, focalizzandoci o lasciandoci ispirare dal contesto esterno, si concretizza nella capacità di sapere riconoscere le strutture mentali che di fatto ostacolano il nostro avanzamento cognitivo, esperienziale e dunque produttivo. Questa capacità è frutto quindi di un pensiero strutturato ma non vincolato, vivo.  

Ecco perché due fattori, in apparente antitesi, sembrano influire particolarmente su uno stadio attivo di consapevolezza.

Leggerezza

Il pensiero positivo è vitale per sostenere la motivazione e raggiungere gli obiettivi. Tutti abbiamo notato almeno una volta nelle nostre carriere che un approccio positivo trasforma in facili anche i compiti più difficili. Ciò accade semplicemente perché siamo predisposti. Essere predisposti significa essere coscienti delle proprie responsabilità e dei propri limiti, ma al tempo stesso fiduciosi delle proprie capacità. Incrementare la predisposizione ad un atteggiamento positivo ci offre la possibilità di aprire le menti a nuove prospettive e modalità operative. Essere leggeri significa aver compreso gli ostacoli, valutato le risorse, conseguenze e cause delle nostre azioni ed essere consapevoli esattamente del perché saranno benefiche per noi e la nostra organizzazione. Ciò vale anche e soprattutto rispetto al futuro. E’ più probabile che ci si senta ottimisti rispetto agli obiettivi a lungo termine, quando si riduce il fattore di incertezza grazie alla propria capacità di valutare con consapevolezza cosa accade al nostro interno, e nel nostro ambiente esterno. D’altra parte concentrarsi negativamente sulle mancanze, sulle difficoltà che incontreremo e sul gap che pensiamo di non poter colmare, non fa altro che incrementare la confusione, spingendoci ad inserire il pilota automatico per placare il senso di incertezza e la paura di affrontare coscientemente il presente per costruire il futuro.

 

Determinazione e forza di volontà

Realizzare obiettivi richiede una forte concentrazione, motivazione e determinazione. Tutte le qualità che definiscono il concetto di forza di volontà. Più è impegnativo l’obiettivo, maggiore è la forza di volontà di cui abbiamo bisogno. La nostra forza di volontà gioca un ruolo cruciale nel determinare il corso delle nostre vite, e la sua formazione non si esaurisce in tenera età. Stupirà apprenderlo, ma non essere nati predisposti all’autocontrollo o non aver sviluppato una solida forza di volontà, non sono giustificazioni biologiche che possiamo limitarci passivamente ad accettare. Determinazione, forza di volontà, controllo, sono soft skills che si acquisiscono, affinano e coltivano, anche e soprattutto in età adulta. Un modo efficace per accrescere la forza di volontà e fare ciò che ci aggrada, o trasformare ciò che facciamo in qualcosa che ci rispecchi, e che quindi ci soddisfi. Controvertere il flusso dei pensieri, iniziare a guardare le situazioni professionali da altri punti di vista, considerare divertimento e interesse variabili determinanti nell’altezza delle nostre performance, costruire un nostro sistema di valori professionali. Tuttavia, molti si trovano a svolgere compiti in maniera disinteressata, pilotata o non entusiasta. Questo ci deve far riflettere, è questo il momento in cui osservandoci dobbiamo attingere a piene mani dalla nostra consapevolezza per analizzare quale meccanismo sta mitigando la nostra determinazione. Perché siamo coscientemente distratti, sopraffatti o annoiati dal compito che stiamo svolgendo? In alcuni casi potremmo giungere alla conclusione che siamo noi ad aver perso la bussola del costante miglioramento professionale e personale, in altri scopriremo che ciò che stiamo attualmente facendo non riesce ad assorbire la nostra attenzione perché non è abbastanza sfidante, in altri ancora che non è una attività che ci soddisfa.

Qualsiasi sia la risposta, se trovi la domanda hai già risposto.

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Lucia Michela Daniele
Crowdfunding addicted, Starred Coffee Maker, PhD in Management.