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Russell. Conoscere il passato per anticipare il futuro con un occhio al "cigno nero"

Pubblicato il 8 Maggio 2017
Filosofia & Innovazione
 

Le idee dei filosofi possono guidarci verso il futuro? Ci sorprenderemo forse a scoprire che quelle dei pensatori e filosofi del passato sono le nostre stesse domande, più o meno intime: da dove deriva la nostra conoscenza? Possiamo trarre conclusioni dal passato? Perché non ci aspettiamo l’imprevisto?

Il filosofo, matematico e logico Bertrand Russell affronta tali questioni ne “I problemi della filosofia” (1912) affidandosi alla triste storia del tacchino induttivista:

“…il tacchino aveva osservato che alle nove del mattino gli veniva portato il cibo (…) e il tacchino elaborò allora un’induzione che dalle asserzioni particolari relative alle sue vicende alimentari lo fece passare a un’asserzione generale, una legge, che suonava così: “Tutti i giorni, alle ore nove, mi danno il cibo”. Purtroppo per il tacchino, e per l’induttivismo, la conclusione fu clamorosamente smentita la mattina della vigilia di Natale!”

Anche gli uomini fanno spesso così, si cullano nell’abitudine delle cose normali, consuete, regolari, “nella media”. Russell consiglia, a tal proposito, di mettere sempre un punto di domanda dopo le cose che diamo per scontate. Ci ancoriamo a quelle cose e tentiamo di risolvere (in noi stessi) problemi complessi con scorciatoie mentali: in Psicologia e Finanza comportamentale vengono usati due termini, ancoraggio e euristiche.

L’ex trader e matematico libanese, Nassim Nicholas Taleb ha illustrato magistralmente l’importanza del caso, dell’incertezza, della non linearità del mondo. Gli sforzi umani, le nostre vite, le dinamiche economiche e altri aspetti sono direttamente influenzati, e di fatto causati, da Cigni neri, ovvero eventi inattesi di grandi dimensioni, con drammatici impatti e conseguenze (ne sono esempi il successo inaspettato di Google, l’11 settembre, il fallimento di Lehamn Bros., la crisi finanziaria).  Questi eventi, oltre al fatto di essere altamente dirompenti: sono rari, appunto come i cigni neri, e non ci accorgiamo del loro sopraggiungere, mentre a posteriori tendiamo a dire “ma certo, si sapeva fin dall’inizio” e li “razionalizziamo.

C’è un limite insito nella nostra conoscenza umana (e qua sembrano riecheggiare le parole di Karl Popper):

“Prima della scoperta dell’Australia gli abitanti del Vecchio Mondo erano convinti che tutti i cigni fossero bianchi: una convinzione inconfutabile, che sembrava pienamente confermata dall’evidenza empirica. L’avvistamento del primo cigno nero può essere stato una sorpresa. Ma non è questo il punto! La vicenda evidenzia un grave limite del nostro apprendimento basato sulle osservazioni nonché la fragilità della nostra conoscenza. Una sola osservazione può confutare un’asserzione generale ricavata da millenni di avvistamenti di milioni di cigni bianchi. Basta un solo cigno nero”

Due scrittori, Krogerus e Roman, propongono nel loro “Piccolo manuale delle decisioni strategiche” un modello Making-of che può supportare le nostre scelte e aiutarci a creare un ponte tra passato e futuro, individuando gli elementi rilevanti e quelli da dimenticare.

Occorre definire uno spazio temporale (l’ultimo anno, il matrimonio, il lasso di tempo dalla creazione di una startup a oggi, un progetto andato male e così via) e riepilogare, da soli o in team, alcuni punti chiave:

- le persone partecipanti

- le mete raggiunte

- le esperienze di successo

- gli ostacoli (superati)

- ciò che si è appreso

Questo semplice modello funge così da guida, può indicare il modus operandi delle prossime esperienze che vivremo. E’ un prezioso tool, necessario ma non sufficiente.

Per ricordarci del caso, di quel random walk che percorriamo ogni giorno, occorre tenere ben presente una potenziale deviazione dal modello, occorre considerare quello che gli statistici chiamano errore standard e che usano un po’ come paravento nei loro modelli.

Non esiste certezza, ed è la stessa statistica a dircelo con una semplice regola, la regola di Cromwell:

  • - La probabilità che (2+2)=4 è 1 (probabilità massima, evento certo)
  • - La probabilità che (2+2)=5 è 0 (probabilità minima, evento impossibile)

Solo a verità o falsità logico-matematiche possiamo attribuire tali probabilità. Per le vicende umane e i fenomeni fisici la probabilità di un certo evento è compreso nell’intervallo aperto tra zero e uno, ovvero la probabilità è un numero maggiore di zero e minore di uno… la certezza non esiste.

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Fede Giovanni Rega
Imparo Ergo Sum