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Riequilibrare la leadership con la mindfulness

Pubblicato il 27 Marzo 2018
Filosofia & Innovazione
 

Interrompi le persone durante un meeting? Controlli il tuo cellulare mentre i tuoi colleghi ti parlano? Hai raccontato una storia che ha imbarazzato o umiliato qualcun altro? Hai mai fatto tuoi i risultati del team? Dimentichi spesso il nome dei tuoi colleghi?

Se hai risposto si anche solo ad alcune di queste domande, probabilmente la tua posizione sta offuscando la tua intelligenza emotiva. Dacher Keltner, direttore del Greater Good Science Center, e professore di psicologia alla Berkley, ha studiato per anni i comportamenti negativi a cui i leader, di ogni livello, sono suscettibili.

Numerose ricerche condotte nel campo delle scienze comportamentali, hanno infatti rivelato che facendo leva sulle buone qualità, le persone tendono ad incrementare notevolmente le proprie performance sociali e professionali. Tuttavia, più si assume una posizione di leadership, più aumentano le possibilità che il potere possa offuscare la nostra capacità di essere empatici con il contesto che ci circonda.

L’abuso di potere ha delle conseguenze notevoli sullo stile di leadership: tende ad offuscare la reputazione del leader, mina la capacità di influenzare positivamente i propri collaboratori, crea stress e ansia nel team influenzandone negativamente la coesione, appiattisce la creatività e capacità innovativa.

Simon Sinek, famoso autore del Ted Talk su come i leader ispirano i propri team, racconta di un episodio nel suo nuovo libro “Leaders Eat Last” che fa comprendere come dovrebbe agire un leader per creare team coesi e motivati, e quindi produttivi. Nei corpi militari americani, a differenza di ciò che è stato osservato in molte aziende, i leader fanno leva sulla propria autorità per dimostrare al team rispetto: alla mensa le alte cariche consumano il pranzo per ultime.

Come evitare allora che il paradosso del potere prenda il sopravvento sulla nostra capacità di focalizzazione? Con la consapevolezza e l’azione.

Quando si ricopre un ruolo senior o dirigenziale, bisogna iniziare a prestare attenzione all’influenza negativa del potere sui nostri comportamenti. Le ricerche del Prof. Keltner hanno infatti dimostrato che essere leader può generare diversi stati d’animo che alterano la capacità di focalizzare le giuste azioni e relative conseguenze, lasciando spazio a comportamenti o decisioni non etiche o giuste per l’organizzazione ed i collaboratori.

Per questo motivo in grandi aziende come Google, Facebook, Aetna, General Mills, Ford e Goldman Sachs sono in atto programmi formativi che guidano i dipendenti ad ogni livello, attraverso semplici esercizi, a stimolare e coltivare l’intelligenza emotiva per essere più focalizzati e sfidanti rispetto alle proprie attività e competenze.

Tutti gli esercizi sono pratiche quotidiane di respirazione e focalizzazione. Pochi minuti al giorno da dedicare con costanza ad ascoltare le nostre emozioni e sensazioni, e le relative decisioni, affinché queste siano esattamente ciò di cui abbiamo bisogno come persone e professionisti. La finalità è quindi accogliere pensieri ed emozioni lasciandoli fluire e analizzandoli per il loro reale impatto nella nostra carriera professionale. Ciò che è emerso, è che molto spesso i leader divengono consapevoli di come alcuni comportamenti che a loro sembrano innocui, in realtà siano fastidiosi e controproducenti per il proprio team.

Praticare empatia, gratitudine e generosità

Quando sentiamo il peso incombente del potere, è necessario ripristinare la nostra reale capacità di leadership facendo leva sui comportamenti che ci hanno permesso di assumere un ruolo di guida. Empatia, gratitudine e generosità sono fattori determinanti per una buona leadership, anche in contesti particolarmente difficili. Quando i manager sono in grado di sviluppare un rapporto di vera alleanza con il proprio team, i dipendenti sono più coesi e produttivi. E ciò accade perché si sentono parte di una comunità che li indirizza, li valorizza e li ascolta, stimolando la loro capacità di raggiungere gli obiettivi di gruppo.

Potrebbe sembrare difficile praticare “una buona influenza” quando si è in una posizione di leadership, ma in realtà praticare costantemente semplici atti di empatia e gratitudine facilita notevolmente anche il lavoro dei piani dirigenziali. E le occasioni per praticare questi comportamenti si presentano di continuo: un meeting, una negoziazione, un incontro con dei clienti. Sono tutti momenti collettivi nei quali è possibile disegnare una rotta collettiva che dimostri e al contempo stimoli ad atteggiamenti simili per un clima lavorativo più rilassato e innovativo.

Alcune pratiche:

  • Ascolta con gusto. Rivolgi il tuo corpo e la tua mente verso il tuo interlocutore, e impegnati in un dialogo reale.
  • Quando un tuo collega ti presenta un problema, accoglilo. Mostra comprensione, non dare subito adito a giudizi e consigli.
  • Prima di iniziare un meeting, visualizza mentalmente le persone con cui dovrai confrontarti, liberati dai pregiudizi e considera obiettivamente sforzi e impegno di ogni membro del tuo team.
  • Inizia ad utilizzare dei gesti di apprezzamento (fisici, mail) per celebrare il successo.
  • Costruisci un sistema di valori per il tuo team, e condividilo ogni qual volta ne senti il bisogno, anche con altri colleghi.
  • Trova durante la giornata qualche minuto da dedicare al rapporto personale con i tuoi colleghi.
  • Delega alcuni tasks strategici e osserva come reagiscono i tuoi collaboratori, imparerai a supportarli.
  • Non dimenticare che spetta a te l'onore e il dovere di una buona guida.

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Lucia Michela Daniele
Crowdfunding addicted, Starred Coffee Maker, PhD in Management.