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Philo & Management 6. Praticare l'arte del dialogo con SOCRATE

Pubblicato il 18 Gennaio 2018
Filosofia & Innovazione
 

Nell’ultima puntata del nostro viaggio tra filosofia e management, il nostro celebre ospite è Socrate e la pratica filosofica del dialogo attivo.

Il concetto di dialogo nelle organizzazioni economiche moderne è spesso associato a quello di dibattito. Ognuno cerca di prevalere con la propria argomentazione, rendendo piuttosto difficile a noi stessi ed ai nostri interlocutori cambiare prospettiva sulle strategie da adottare per innovare. Socrate ci invita invece a concentrare la nostra attenzione sul concetto di dialogo attivo, mettendo in discussione il modo in cui siamo abituati a comunicare nel mondo professionale.

Comunicare, ascoltare, dialogare sono le fondamenta di un mindset innovativo. Coltivare la capacità di ascolto e dialogo permette di sviluppare i progetti più rilevanti, sostenere i migliori talenti e procedere verso nuove sfide grazie ad un team in grado di plasmare conoscenze e capacità a favore dell’innovazione, culturale e di mercato.

Dalle grandi aziende alle piccole realtà imprenditoriali, il dialogo è un tema trasversale. Normalmente al crescere della dimensione aziendale diventa sempre più difficile mantenere coesi i vari gruppi sociali e professionali tramite un dialogo realmente comprensivo. Ogni grande azienda vi dirà di promuovere il dialogo tra divisioni e team, ma quanti di noi durante una riunione operativa ascoltano realmente il progetto, l’intuizione, la proposta dei propri colleghi, preoccupandosi di fornire un contributo piuttosto che partecipare passivamente? Pochi.

Questo atteggiamento passivo, non solo non crea confronto, contaminazione di prospettive e idee, ma addirittura può portare un’organizzazione ad una lotta intestina e a non poche decisioni strategiche prese sulla base di naturali equivoci che derivano dal non confrontarsi attivamente. La scintilla dell’innovazione è la messa a fattor comune della conoscenza esplicita ed implicita. Come possiamo ambire ad innovare se tralasciamo il dialogo? Dialogo significa costruire insieme, immaginare e creare nuove visioni del mondo. E’ la base di ogni nostra connessione. Le aziende sottovalutano le virtù pratiche del dialogo: arricchirsi con il pensiero altrui, mettere in discussione convinzioni, pregiudizi e norme obsolete, incoraggiare il sostegno, chiarire la direzione da intraprendere soddisfacendo le istanze di ogni divisione.

 

Il concetto di dialogo Socratico

Se oggi possiamo ancora apprezzare la pratica filosofica di Socrate, è solo grazie a Platone, suo discepolo che ha trascritto e consegnato all’umanità gli insegnamenti del suo maestro.

Il dialogo socratico non è una teoria, ma un percorso formativo della mente, una ricerca della verità. Cercando la verità, impariamo a prenderci cura di noi stessi, e quindi degli altri. La filosofia è per Socrate più un metodo di pensiero che una dottrina, un metodo tra l’altro dinamico, che realizza un doppio movimento: da noi stessi agli altri, dagli altri a noi stessi. E’ questo filo conduttore che ci permette di pensare e agire insieme, muoverci nella stessa direzione.

 

Gli obiettivi del dialogo socratico

Per Socrate il dialogo ha un obiettivo specifico: sfidare costruttivamente lo status quo per innovare.  

Il primo passo verso un dialogo costruttivo è chiarire perché abbiamo bisogno di dialogare. Immaginiamo di essere parte del team dedicato all’innovazione, un nostro collega discuterà di un nuovo progetto nella riunione quotidiana del nostro team. Ciò che visualizziamo – il progetto che verrà presentato – è solo il mezzo del vero obiettivo – la finalità che il progetto intende raggiungere. Ecco in questo caso noi ci concentriamo sul progetto, ascoltiamo il nostro collega esporre le modalità di sviluppo le attività che questo comprenderà. Ma quanti del nostro team si chiederebbero realmente e chiaramente: PERCHE? 

Questo punto è fondamentale nelle imprese, perché evita di cercare soluzioni a problemi in realtà falsi. E’ solo concentrandoci sul perché che emergeranno le reali esigenze di innovazione, spesso offuscate da rapide risposte, in nome dell’operatività e dell’efficienza. Dialogare e confrontarsi ci consente di dare un reale significato alle nostre azioni, delle volte portandoci a metterle completamente in discussione. L’uscita dalla zona di comfort crea terreno fertile per innovare. Pensando e dialogando iniziamo ad invertire una tendenza oramai tristemente consolidata. Ricerchiamo il senso a beneficio dell’azione, senza considerare il senso derivato dell'azione.

E’ solo interrogandosi e confrontandosi attivamente che si giunge a soluzioni davvero efficaci ed innovative. Un vero manager è in grado infatti di potenziare, guidare e responsabilizzare il proprio team. Il cosiddetto “empowerment”, il termine inglese di cui tutti abusiamo oggigiorno nelle organizzazioni. Questo termine traduce un concetto in una sola parola: dare ai nostri colleghi e collaboratori la possibilità di dialogare per sviluppare un pensiero critico, necessario per far emergere naturalmente le soluzioni più adatta alle reali esigenze di un’organizzazione. Il dialogo socratico ha un chiaro scopo educativo, da cui molti manager potrebbero imparare. Al di là delle capacità tecniche, la funzione di manager richiede soprattutto qualità umane e capacità di focalizzare i problemi e favorire l'emergere di soluzioni adatte.

 

Tre esercizi per scorgere nuove possibilità di innovare

1.Sospendere il giudizio

Il dialogo, per definizione, non è un esercizio solitario. Nell’ambiente lavorativo siamo in costante contatto e con i nostri colleghi e con la loro visione dell’azienda. Nei momenti colloquiali di confronto e dialogo siamo sempre portati a misurare la distanza tra il nostro pensiero e quello di chi ci parla. Per Socrate il primo passo per rompere questo schema è congelare il giudizio e iniziare ad ascoltare per comprendere. Non possiamo dialogare se non acquisiamo la visione di chi ci parla, allora facciamo più domande, interveniamo, chiariamo, riassumiamo e riesponiamo per assicurarci di aver realmente compreso. Intervenendo attivamente possiamo stabilire un ponte, un punto di contatto in cui plasmare insieme una nuova visione.

 

2.Confutare il nostro pensiero

Il secondo esercizio proposto da Socrate è rivolto a noi stessi. Chiediamoci perché facciamo, come professionisti, come team e quindi come azienda, ciò che facciamo. Perché continuiamo a lanciare prodotti? Perché è normale, perché l’autorità l’ha deciso, perché lo fanno i concorrenti, perché abbiamo sempre fatto questo. Se IBM avesse perpetuato con queste argomentazioni non avrebbe mai smesso di produrre computer. Non è una risposta sufficiente.

Dobbiamo quindi confutare, verificare la solidità della tesi che sosteniamo. Non si tratta sicuramente di un esercizio semplice nè immediato, nella maggior parte delle organizzazioni la cultura della critica costruttiva è vissuta come ostacolo perché non si comprende che in realtà confutare una posizione, una strategia, una tesi non ha nulla a che fare con noi come persone.

Socrate incoraggia sempre i suoi interlocutori a dare risposte brevi. Perché? Il dialogo socratico si oppone alla retorica, lunghi discorsi che ci fanno dimenticare, una volta terminato, quale era l'argomento iniziale. La concisione ha il merito di cogliere gli argomenti uno per uno, in modo che gli interlocutori possano facilmente condividere le parole di ciascuno e impegnarsi in un vero lavoro di co-costruzione.

 

3. Ridefinire il nostro pensiero

Chi ha pensato ciò che pensiamo? Non è un indovinello. Tutti noi agiamo nella vita personale e professionale basandoci sull’architettura di concetti e percezioni che abbiamo interiorizzato grazie alla nostra cultura, ai media, alle cerchie familiari ed amicali. Crescendo siamo in grado maggiormente di riconoscere ciò che veramente pensiamo perché vi crediamo e ci appartiene, da ciò che in realtà si sedimenta in noi ma non ci rappresenta.

Ecco, un esercizio davvero difficile ma molto fruttuoso è scuotere le fondamenta del nostro pensiero. Il dialogo ci aiuta a fare questa distinzione, ci permettere di fondare le nostre credenze sulla conoscenza.

Conosciamo davvero ciò in cui crediamo? Siamo realmente convinti di sapere cosa sia meglio per i nostri clienti? Quali aspetti del nostro prodotto sono veramente soddisfacenti e quali no? Crediamo di saperlo in molti casi perché ci convinciamo della stessa realtà che abbiamo costruito. Il nostro prodotto è il migliore perché.. e partiamo a declinare una serie di claim della nostra campagna di marketing.

Una buona pratica per capire se pensiamo in autonomia è cercare di definire attraverso le nostre parole, i nostri pensieri e la nostra conoscenza ciò di cui ci occupiamo. Se la natura delle cose ci è chiara, possiamo incarnare ciò di cui stiamo parlando. E la natura delle cose è sempre poliedrica. Per questo abbiamo bisogno di dialogare, di connetterci per creare consapevolezza in noi, e nei nostri colleghi, avanzando verso la coerenza tra risultati e finalità.

 

È vero che un leader ispira, infonde una particolare energia che guida la cultura dell'azienda. Ma la forza del dialogo è che ognuno di noi può decidere di iniziarlo. Può iniziare qui, ora. Non necessariamente nelle organizzazioni bisogna riprodurre tutte le condizioni e i principi del pensiero socratico per innovare. Basterà iniziare ad identificare i principi guida della nostra organizzazione, i dogmi e valutare quanto restringono il nostro campo visivo, il nostro potere di visualizzazione e la nostra capacità di confronto. La cultura del dialogo nelle imprese inizia da noi.

 

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Lucia Michela Daniele
Crowdfunding addicted, Starred Coffee Maker, PhD in Management.