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La paura del 'cigno nero'

Pubblicato il 10 Marzo 2020
Filosofia & Innovazione
 

Cos’è il cigno nero?

Il poeta e retore latino Decimo Giulio Giovenale, nel lontano 82 d.C., introdusse il concetto di “cigno nero” e lo fece in un verso delle sue Satire, “Rara avis in terris nigroque simillima cygno” (“Uccello raro sulla terra, quasi come un cigno nero”). L’espressione è stata ripresa secoli dopo, nelle discussioni dei filosofi del Cinquecento, per indicare fatti impossibili o comunque di estrema rarità, sulla base della convinzione che tutti i cigni fossero bianchi.

Una convinzione che ha retto fino alla fine del 1600, quando un esploratore europeo in Australia, Willem de Vlamingh, scoprì l’esistenza del Cygnus atratus, il cigno nero. Il matematico ed ex trader libanese Nassim Nicholas Taleb, nel suo saggio“Il cigno nero” ha evidenziato come le nostre stesse vite, dalle dinamiche sociali a quelle economiche, siano direttamente influenzate e governate da “cigni neri”, eventi tanto imprevedibili quanto rari, che cambiano la nostra esistenza.

Il Coronavirus può essere considerato un cigno nero, un evento casuale che sfugge a qualsiasi predizioni e che hanno profonde conseguenze nelle nostre vite.

 


Cosa ci insegna il cigno nero?

I limiti della nostra esperienza limitano i nostri ragionamenti, perchè sono ancorati a false premesse, convinzioni ed informazioni che con eventi del genere si rivelano sbagliate. Non bastano le nostre osservazioni, non basta la nostra conoscenza. Non possiamo generalizzare limitandoci alla nostra sola esperienza. Basta un solo cigno nero che le nostre certezze crollano ed arriva la paura.

 

Come contrastare la paura?


Essere consapevoli.

Per prima cosa possiamo aumentare il nostro grado di consapevolezza, dobbiamo controllare i nostri bias, schemi mentali, scoricatoie che si attivano soprattutto quando siamo chiamati ad elaborare ragionamenti e decisioni in velocità o in condizioni di incertezza.

Ad esempio, il bias dell'ancoraggio è quello che si attiva quando proviamo a stimare la probabilità del verificarsi di un evento e ci ancoriamo alle prime informazioni di cui disponiamo, ignorando quanto potrebbe potenzialmente portarci verso una conclusione diversa,  portandoci ad immaginare le peggiori tra le conseguenze possibili. Abbiamo l’abitudine di creare interpretazioni in base solo alle conoscenze pregresse ed eventi passati. È indubbio che il passato rappresenti un serbatoio di informazioni, di esperienze e significati fondamentali per guidarci nel futuro, ma non dobbiamo limitarci a fare affidamento su quelle che sono le informazioni che abbiamo.

Se la nostra paura si basa sulla mancanza di informazioni, proviamo ad acquisire le informazioni o le conoscenze necessarie per esaminare la situazione sulla base ai fatti piuttosto che di speculazioni.

 

 

Acquisiamo nuove prospettive.

Nell’era degli algoritmi e delle reti sociali è facile imbattersi in quella che Eli Pariser ha magnificamente metaforizzato con il concetto di Bolla di filtraggio (filter bubble). Nel loro tentativo di fornire servizi, insieme a notizie e risultati di ricerca sempre più “personalizzati”, le web companies ci catapultano involontariamente in un enorme rischio: rimanere intrappolati in una "gabbia di filtri" che ci ostacola nell'accesso ad informazioni nuove o che potrebbero stimolarci ed allargare la nostra visione del mondo. Quindi è facile che possiamo imbatterci in post ed informazioni fuorvianti o che confermano il nostro punto di vista. Per contrastare un’eccessiva personalizzazione è importante spingerci alla ricerca attiva di nuovi contenuti, di nuove fonti, di ascoltare pareri contrastanti. Al tempo stesso proviamo a riprendere il giusto tempo (nell’acquisire come nell’interpretare le informazioni di cui abbiamo bisogno) ed esercitare la nostra capacità autocritica nel senso di reale ricerca e messa in discussione delle nostre troppe certezze, vivendo a pieno la rete per quello che è realmente è: un mare di possibilità.


Un atteggiamento positivo.

Un’ altra trappola da evitare è non essere vittima del modo in cui la nostra mente categorizza le informazioni, ovvero la tendenza a creare strutture narrative coerenti rispetto alla nostra situazione attuale. Piuttosto che cercare a tutti i costi un perché dell’accaduto, proviamo a rovesciare la domanda chiedendoci quali responsabilità abbiamo e come possiamo fare per sfruttare la massimo questa situazione. Dal tempo al disposizione a casa, alle precauzioni a lavoro per anticipare future criticità. Se abbiamo paura è facile stare fermi. Invece provare ad agire. A fare qualcosa di nuovo, magari coltivare un desiderio lasciato lì per molto tempo.


“Avvicinatevi all’orlo”, disse.
“Non possiamo,abbiamo paura”.
“Avvicinatevi all’orlo”.
“Non possiamo, cadremo giù”.
“Avvicinatevi all’orlo”.
Si avvicinarono… lui li spinse.
E volarono.

(Guillaume Apollinaire)

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Gianluca Abbruzzese
CEO & Founder Lascò