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Innovation Tool: Anagnorisis, come scoprire nuove opportunità

Pubblicato il 1 Ottobre 2020
Filosofia & Innovazione
 

Partiamo subito con il definirla: cos’è l’anagnorisis?



L’ anagnorisis (in italiano agnizione) è un momento in una trama o una storia, in particolare una tragedia, in cui il personaggio principale compie una scoperta sorprendente che fa luce su un determinato evento e lo aiuta a comprendere il tutto in modo nuovo e più completo. 

 

In un classico della letteratura, l’Edipo re di Sofocle, quando un messaggero rivela ad Edipo che la sua sposa, Giocasta, sia in realtà la sua vera madre, e l'uomo che ha ucciso suo vero padre, trasforma in una tragedia l’intera vicenda. Allo stesso modo, nel film di M. Night Shyamalan “Il sesto senso”, l'anagnorisis si verifica quando Bruce Willis, che trascorre l’intero film ad aiutare il suo piccolo paziente costantemente minacciato da improvvise apparizioni di persone defunte, solo nel finale scopre a sorpresa che lui stesso è morto.
In quel preciso momento, lo spettatore riorganizza in maniera radicale la percezione di tutta la vicenda narrata e dà una nuova interpretazione al film.



All’interno dei suoi testi, il prof. Luciano Floridi definisce l’agnizione come:

 

“la trasformazione da una mancanza di conoscenza a un’acquisizione di conoscenza che produce all’improvviso un chiarimento nell’individuo” … non cambiano i fatti, non è falsificazione, è trasformazione senza cambiare i valori di identità di quello che è avvenuto... è l’interpretazione che cambia. “*

 

*(Discorso pronunciato dal Prof. Luciano Floridi durante l’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 dell’Università del Piemonte Orientale).

 

L’agnizione riflette la logica del capitale semantico (ciò che usiamo per dare significato e senso in realtà che ci circondano) rispetto ad un modello, ad un susseguirsi di eventi, alle esperienze che abbiamo vissuto, possiamo acquisire nuove strumenti o nuove informazioni attraverso i quali siamo in grado di cambiare  l’interpretazione dei fatti riorganizzando concetti, idee, significati senza modificare ciò che è accaduto. 

 

 

 Perché può esserci utile nella gestione dell’innovazione?

I processi di innovazione richiedono una continua scoperta e gestione di informazioni rilevanti relative a tecnologie, stakeholder e mercato. Il passaggio dall'ignoranza alla conoscenza, l'opportunità di compiere nuove scoperte è ciò su cui prospera l’innovazione ed il relativo vantaggio competitivo  per qualsiasi organizzazione. Un’improvvisa scoperta è di fondamentale importanza se siamo intenti a risolvere un problema, a dover prendere una decisione importante, sviluppare una nuova funzionalità di un applicativo, progettare una nuova soluzione, comprendere il comportamento dei nostri clienti.

Come possiamo aumentare le possibilità di fare una nuova scoperta?


Scopriamo questo tool ispirato al concetto di Anagnorisis attraverso alcuni esempi tratti dalla letteratura, dai film famosi e serietv per scoprire come possiamo giungere ad una nuova scoperta (informazione o modello) che ci aiuterà nel nostro progetto o in una fase delicata di esso.

Disegniamo una sfida: passaggio fondamentale è definire l’ambito della nostra ricerca. Definiamo bene la natura del nostro obiettivo in modo da poterlo ben comprendere potendo quantificare un risultato tangibile.  Esempio: Cosa ha generato un tasso di abbandono maggiore questo mese? Perché il valore medio degli ordini delle vendite online è diminuito? Come possiamo migliorare quel servizio?

  1. Generiamo ipotesi: proviamo a spiegare da soli o con l’aiuto del nostro team alcune ipotesi che possano essere correlate alla sfida disegnata.
     
  2. Motiviamo le nostre assunzioni: perché abbiamo ragionato in questo, cosa ci ha spinto a generare queste assunzioni, cosa ci aspettiamo di trovare. 

Dalla generazione delle ipotesi e delle motivazioni, possiamo scegliere, classificandole in base ad una scala di priorità da uno a dieci dove concentrare la nostra  ricerca. 

Iniziamo.

Come favoriamo l’aragnorisis?


Dipende dalla quantità di informazioni che sono in nostro possesso e se abbiamo la necessità di esplorare o verticalizzare.

Ecco alcuni test che possiamo mettere in campo in base alla sfida selezionata ed al nostro grado di conoscenza acquisita.

  1. Modello Star Wars ->  (Luke Skywalker affrontando Darth Vader scopre la verità) Affrontiamo direttamente una situazione o una persona che potrebbe essere il “nemico”  e rivelarci la causa di un problema rilevante. Iniziare il confronto con chi la pensa in modo opposto al nostro: può essere un membro del nostro team, un cliente amareggiato, un risultato eclatante della concorrenza. Enunciando il problema sotto forma di domanda (Quali sono gli ostacoli alla consegna del nostro prodotto?") può rivelarsi estremamente utile nel confronto con il nostro interlocutore. Acquisendo prospettiva opposta possiamo scoprire un lato del problema che da soli non eravamo in grado di considerare. Il matematico tedesco del XIX secolo Carl Jacobi suggeriva: "Inverti, inverti sempre", a significare che spesso è più facile risolvere un problema quando ci avviciniamo al punto di vista opposto o "inverso".


  2. Modello Sesto Senso-> : analizziamo in profondità il nostro target. Concentriamoci sull'esperienza dell'utente con il nostro prodotto, dialoghiamo con lui e cerchiamo di scoprire le difficoltà ed i punti di forza, cosa si aspetta e cosa desidera in realtà. Possiamo avere un’idea di come i nostri clienti utilizzano i nostri prodotti/servizi ma senza un confronto reale difficilmente potremmo scoprire nuove informazioni su come migliorare. Attenzione ai nostri bias che potrebbero “offuscare” la nostra percezione dei fatti.

  3. Modello Game of Thrones -> Cavalcare il drago per scoprire chi siamo. Se vogliamo innovare dobbiamo affrontare la paura della novità e del cambiamento. Gli innovatori e le organizzazioni innovative possono intercettare nuovi  opportunità monitorando con attenzione ciò che accade al di fuori dei confini aziendali. Non possediamo la conoscenza, ma la acquisiamo dagli altri, dalle nostre connessioni e dalla qualità delle relazioni che attiviamo.

  4. Modello Odissea -> L’importanza dei campi analoghi. Quando Ulisse a casa del re Alcinoo, ascolta il musicista di corte che canta la guerra di Troia scoppia a piangere e rivela a tutti la sua identità.  La creatività si articola meglio quando può operare nuove configurazioni da una base maggiore di elementi a disposizione. Le emozioni, linguaggi diversi, concetti appartenenti a campi diversi dal nostro, possono condurci ad una maggiore comprensione ed aumentare la capacità di pensare a soluzioni nuove o innovative ai problemi.

  5. Modello Doctor House ->: con l’abduzione, ovvero quando da un risultato concreto ed una regola possiamo determinare un caso. (il paziente ha questo sintomo. Chi ha questo sintomo può avere questa malattia. Il paziente ha questa malattia). Osserviamo sul campo i nostri clienti. A questo punto, in base alla nostra esperienza e conoscenza proviamo ad affidarci ad una regola (meglio un principio di funzionamento) per giungere ad un’ipotesi, che possa identificare il problema o la causa/il meccanismo che crea quel problema in una determinata situazione. Da qui possiamo partire per progettare una nuova soluzione.

  6. Modello Sherlock Holmes: Semplifichiamo: per poter ricordare meglio e soprattutto organizzare la conoscenza in modo tale da far emergere nuove informazioni proviamo ad utilizzare un modello di semplificazione come Sherlock Holmes usava il suo “ palazzo della memoria”. Un esempio: Google Data Studio, uno uno strumento di visualizzazione dei dati che integra diverse fonti e che permette di visualizzare i dati in modo chiaro e comprensibile con grafici e tabelle personalizzate rendendo i dati più comprensibili. Una cosa è immaginare, una cosa è poter “vedere” un modello.

  7. Modello "Fight Club" ( con un flashback, il protagonista rivede se stesso mentre combatte  e si rende conto di aver creato il Fight Club.)  organizziamo un gran numero di idee in una sessione di brainstorming e proviamo a raggrupparle per affinità. Usiamo per generare, organizzare e consolidare le informazioni relative a un prodotto, un processo, un problema complesso o un problema. Dopo aver generato le idee, raggruppiamole in base alla loro affinità o somiglianza, disegnando collegamenti tra tutte le cause/effetti che ci sembrano avere una comune origine.
    Acquisire uno schema attraverso il confronto in gruppo ci aiuterà a comprendere meglio  il valore e la struttura di ciò che stiamo progettando, le modalità di utilizzo, le persone che sono coinvolte, le interazioni che si innescano. Possiamo scoprire nuove relazioni non appena abbiamo la possibilità di mettere in relazione tutte le prospettive singole.

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Gianluca Abbruzzese
CEO & Founder Lascò