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Dalla closed alla open innovation: i benefici dell' innovazione aperta

Pubblicato il 25 Maggio 2017
Open Innovation
 

Il concetto di Open Innovation nasce nel 2003 con la pubblicazione del celebre saggio Open Innovation: The new Imperative for Creating and Profiting form Technology (HBS Press, 2003) dell’economista Henry Chesbrough.

L’open innovation secondo Chesbrough è l’utilizzo di appropriati flussi di conoscenza dall’interno verso l’esterno, e viceversa, al fine di accelerare l’innovazione interna ed espandere il mercato tramite l’uso esterno di innovazioni sviluppate internamente all’azienda.

 

La fuori c’è “materia prima” di così alta qualità che anche le aziende più brillanti non possono permettersi di rimanere a guardare ignorandola.

H.C.

 

Il paradigma dell’innovazione aperta è quindi una nuova modalità strategica per le imprese di gestire la conoscenza, valorizzando l’insieme di competenze interne e acquisendo conoscenze e professionalità esterne ad hoc per lo sviluppo di date innovazioni. Nell’era del web 2.0 la conoscenza non è più una risorsa di proprietà di una singola azienda, ma è condivisa trasversalmente tra impiegati, fornitori, clienti, concorrenti, università e centri di ricerca. Ed è proprio la continua creazione e condivisione di conoscenza a porre le basi di collaborazioni proattive in grado di generare un valore aggiunto.

 

Il vecchio paradigma della closed innovation imponeva che l’intero processo di identificazione  e sperimentazione di output innovativi fosse integralmente condotto internamente all’azienda dalla funzione R&S, che quindi rimaneva nel proprio perimetro operativo, senza confrontarsi creativamente con centri di ricerca, università ed altri attori del network. Tale modello di sviluppo delle innovazioni è iniziato ad entrare in crisi con lo sviluppo repentino delle tecnologie, che ha ridotto i cicli di vita dei prodotti/servizi e di contro aumentato la flessibilità e disponibilità delle risorse intangibili. L’open innovation, che abbraccia la filosofia della collaborazione, ha ampliato i confini aziendali rendendoli permeabili alla crescente disponibilità di risorse esterne integrabili a vario titolo e con varie modalità nei processi aziendali.

 

L’innovazione aperta consente quindi alle imprese di trarre numerosi vantaggi generati proprio da una continua connessione e contaminazione con l’ambiente esterno.

 

In primo luogo il continuo dialogo con il network esterno consente alle imprese di intercettare innovazioni tecnologiche di prodotto/processo e di mercato al di fuori della propria organizzazione, da acquisire o internalizzare al fine di accrescere il vantaggio competitivo nel settore di riferimento. Adottando il modello di collaborazione proattiva, le imprese possono facilitare la risoluzione di problemi nell’ambito della ricerca e dello sviluppo, combinando fonti di soluzioni innovative interne ed esterne.

 

Avvalersi dell’open innovation consente alle imprese di essere maggiormente efficienti e rispondenti ai bisogni effettivi del mercato. La possibilità di ricorrere a risorse esterne che agevolano i processi innovativi, riduce i costi di R&D e il time-to-market dei prodotti servizi, con un evidente vantaggio competitivo e un investimento limitato, che si traduce in minori rischi.

 

Ulteriore caratteristica del modello open innovation è la possibilità di commercializzare innovazioni che non hanno trovato applicazione in ambito aziendale. La closed innovation comporta che l’innovazione che non si traduce in prodotto/servizio o processo innovativo per l’impresa, anche se presenta un potenziale commerciale, viene ad essere scartata perché non rispondente ai criteri di innovazione dell’impresa. Adottando una visione open, l’impresa potrebbe offrire un input innovativo ad un team di professionisti, o ad una start-up, che potrebbe portare a completamento l’innovazione. Ciò permetterebbe di non interrompere il ciclo virtuoso dell’innovazione e all’azienda madre di trarre profitto dalla cessione dell’innovazione da reinvestire per generare ulteriori processi innovativi.


A ben vedere, la vera innovazione di questo nuovo paradigma risiede nella non-miopia organizzativa. Un’impresa in grado di guardare all’esterno, di lasciarsi ispirare e di attingere e cedere input è in grado di non sprecare o sottovalutare percorsi alternativi di sviluppo del business.

 

Infine, adottare il modello di innovazione aperta come flusso dinamico di conoscenza, contribuisce a creare e rafforzare rapporti fiduciari con l’ambiente di riferimento, raffrozando la legittimazione dell’impresa ad esistere e mitigando le frizioni esterne.

 

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Lucia Michela Daniele
Crowdfunding addicted, Starred Coffee Maker, PhD in Management.